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Regime forfettario 2026: confermata la soglia di 35 mila euro per i redditi da lavoro dipendente e pensione

Il regime forfettario si conferma il modulo fiscale più accessibile per le piccole partite IVA in Italia, e fra queste sono numerosi i medici e gli odontoiatri, specie all’inizio della carriera o subito dopo il pensionamento.
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Il limite per il lavoro dipendente resta a 35.000 euro.

In linea generale, la legge prevede che chi ha un impiego subordinato non possa applicare la flat tax sulle partite IVA se i suoi proventi da dipendente superano i 30.000 euro lordi all'anno. Già la precedente manovra finanziaria aveva innalzato questo tetto a 35.000 euro per il solo 2025. La vera novità del 2026 è il rinnovo di questa deroga:

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  • Chi nel 2025 ha percepito un reddito da dipendente fino a 35.000 euro può adottare il forfettario nel 2026.
  • Chi supera la soglia dei 35.000 euro non può accedere all'agevolazione.
  • Dal 2027 si prevede il ritorno al limite ordinario di 30.000 euro, salvo nuove proroghe legislative.

Questa causa di esclusione non si applica se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nel corso dell'anno precedente. Tuttavia, la cessazione non rileva se nello stesso anno il contribuente ha iniziato un nuovo impiego ancora attivo al 31 dicembre o percepisce una pensione.

I requisiti di accesso tradizionali.

Oltre alle novità sui redditi da lavoro dipendente, rimangono stabili i requisiti fondamentali per l'accesso e la permanenza nel regime agevolato:

  • Fatturato massimo: I ricavi o compensi totali dell'anno precedente non devono superare gli 85.000 euro.
  • Spese per il personale: I costi lordi per dipendenti, collaboratori o lavoro accessorio non possono eccedere i 20.000 euro annui.

Il superamento del tetto dei ricavi comporta conseguenze diverse in base all'entità dello sforamento. Se il fatturato si attesta tra gli 85.000 e i 100.000 euro, si esce dal regime forfettario a partire dall'anno successivo. Se invece i compensi superano i 100.000 euro, l'esclusione è immediata e si passa al regime ordinario nell'anno in corso.

Attenzione all'errore: il "principio di cassa" non fa sconti.

Un recente chiarimento dell'Agenzia delle Entrate (Interpello n. 26 del 10 febbraio 2026) ha acceso i riflettori su un rischio burocratico legato al calcolo del fatturato. Il caso riguardava un medico di medicina generale che aveva ricevuto per errore dalla propria ASL dei compensi non dovuti, superando così la soglia degli 85.000 euro. Nonostante il professionista avesse restituito l'eccedenza all'inizio dell'anno successivo, il fisco ha decretato l'esclusione dal regime forfettario.

L'amministrazione finanziaria applica in modo rigoroso il principio di cassa: conta il momento esatto in cui il denaro entra nel conto corrente. Qualsiasi somma incassata concorre al raggiungimento del tetto dei compensi, anche se priva di causa o erogata per sbaglio. L'unico modo per evitare la fuoriuscita dal regime in queste situazioni è effettuare la restituzione dei soldi nello stesso anno solare in cui sono stati erroneamente percepiti.

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