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Medico accoltellato a Palermo, scontro sul Daspo sanitario

Dopo l'aggressione a un dirigente dell'Asp, l'Ordine dei medici chiede di allontanare i violenti dai luoghi di cura. Cgil contraria: "Un medico non può scegliere chi curare"
Professione

L'accoltellamento di un dirigente medico dell'Asp di Palermo riapre il dibattito sul cosiddetto Daspo sanitario. Dopo l'aggressione avvenuta nel centro di via Arcoleo, il presidente dell'Ordine dei medici di Palermo Toti Amato ha chiesto l'introduzione di misure per allontanare dai luoghi di assistenza chi si rende responsabile di violenze contro il personale. Una proposta contestata da Renato Costa, responsabile Salute della Cgil Sicilia, secondo cui negare le cure agli aggressori sarebbe sbagliato sul piano etico e civile.

Il confronto riporta così al centro una questione già emersa negli ultimi anni: fino a che punto è possibile limitare l'accesso alle strutture sanitarie per proteggere medici e operatori senza mettere in discussione il diritto universale alla salute?

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Medico accoltellato, l'Ordine di Palermo chiede il Daspo sanitario

Il dirigente medico dell'Asp di Palermo è stato accoltellato nel centro di via Arcoleo, riportando ferite alla spalla e al volto. L'Ordine dei medici ha espresso vicinanza al professionista e annunciato che si costituirà parte civile nei procedimenti avviati per l’aggressione. "Basta parole di circostanza. Serve il Daspo sanitario", afferma Toti Amato, presidente dell'Ordine e componente del direttivo della Federazione nazionale degli Ordini dei medici.

Secondo Amato, chi aggredisce un professionista sanitario dovrebbe essere allontanato dai luoghi di assistenza e non dovrebbe potervi tornare liberamente, fatta eccezione per le emergenze indifferibili e attraverso percorsi protetti e presidiati dalle forze dell’ordine. "Il diritto alle cure resta inviolabile, ma nessuno può trasformarlo in un alibi per esercitare violenza. Chi colpisce chi cura rompe il patto civile che rende possibile quel diritto", sostiene.

Per il presidente dell'Ordine non si tratta più di episodi isolati, ma di una minaccia alla sicurezza dei professionisti e al funzionamento del servizio sanitario. "Non basta arrestare dopo. Bisogna impedire che accada prima. Ogni aggressione va perseguita con la massima severità. Non possiamo chiedere ai professionisti di restare in prima linea e poi lasciarli soli davanti alla violenza".

La proposta Zullo: sospendere la gratuità delle cure non urgenti

L'ipotesi di un Daspo sanitario era già entrata nel dibattito politico nel 2024, dopo una serie di aggressioni contro medici e altri professionisti sanitari. Il senatore di Fratelli d'Italia Ignazio Zullo aveva presentato un disegno di legge che prevedeva per i responsabili di violenze contro il personale sanitario o di danneggiamenti alle strutture la sospensione per tre anni della gratuità delle cure programmate e non urgenti.

La proposta manteneva l'accesso alle prestazioni urgenti e salvavita, ma prevedeva che le altre cure fossero poste a carico di chi fosse stato condannato per le aggressioni. La richiesta avanzata ora dall'Ordine dei medici di Palermo presenta tuttavia caratteristiche differenti. Amato non propone esplicitamente di negare l'assistenza o di farne ricadere i costi sugli aggressori, ma di limitarne il libero accesso alle strutture sanitarie, garantendo le prestazioni indifferibili attraverso percorsi protetti e con la presenza delle forze dell'ordine.

Cgil: "Un medico non può scegliere chi curare"

Di posizione differente Renato Costa, responsabile Salute della Cgil Sicilia, secondo cui la risposta alle aggressioni non può consistere nella limitazione del diritto alle cure. "Non serve un Daspo sanitario, bisogna invece ricostruire il patto sociale tra medico e paziente. Ogni volta che un medico viene aggredito in un pronto soccorso perdiamo tutti: il professionista che subisce la violenza, il paziente che assiste a scene inaccettabili, il servizio sanitario e l'intera comunità civile", afferma Costa.

Secondo il sindacalista, immaginare di negare le cure ai responsabili delle aggressioni può essere comprensibile come reazione alla violenza, ma sarebbe "profondamente sbagliato sul piano etico e civile". "Un medico non può scegliere chi curare. La professione medica nasce per assistere chi soffre, senza distinzione di condizione sociale, idee, comportamenti o errori commessi", sostiene.

Sicurezza degli operatori e diritto alla salute, due posizioni a confronto

Le dichiarazioni di Amato e Costa partono dallo stesso episodio e dalla stessa condanna della violenza, ma arrivano a conclusioni differenti. Per il presidente dell'Ordine dei medici, la tutela dei professionisti richiede misure preventive che impediscano ai responsabili delle aggressioni di tornare liberamente nelle strutture sanitarie. Per il responsabile Salute della Cgil, invece, limitare l'accesso alle cure rischia di mettere in discussione un principio fondamentale della professione medica e del sistema sanitario.

Costa individua le cause delle aggressioni anche nella crescente frattura tra cittadini e servizio sanitario. "Le interminabili attese nei pronto soccorso, la cronica carenza di personale, le liste d'attesa, la difficoltà di accesso ai servizi territoriali e la progressiva disumanizzazione dell'assistenza hanno generato frustrazione e rabbia. È su questa frattura che bisogna intervenire".

Il confronto sul Daspo sanitario pone così una questione che va oltre l'inasprimento delle sanzioni contro gli aggressori. Da una parte c'è la necessità indifferibile di garantire concretamente la sicurezza di chi lavora nelle strutture sanitarie. Dall'altra, il principio secondo cui il diritto alla salute non può dipendere dai comportamenti o dai reati commessi da una persona.

Tra le due posizioni esiste però una differenza che il dibattito dovrà chiarire: limitare il libero accesso alle strutture imponendo percorsi protetti agli aggressori, come propone Amato, non equivale necessariamente a negare loro le cure o a sospenderne la gratuità, come prevedeva la proposta Zullo. Ed è proprio nella definizione concreta di cosa debba essere un "Daspo sanitario" che si concentra una parte importante del confronto riaperto dall'aggressione di Palermo.

Professione
Commenti
DC
Daniela Calabrese
Bisogna ripristinare i posti di polizia nei PS
Rispondi
20/07/2026 16:11
TC
TOMMASO CENTORRINO
Bisogna ripristinare il posto fisso di polizia, nei PPSS, h 24.
Rispondi
12/07/2026 11:14
SP
Stefano Polato
A mio parere, limitare o sospendere il diritto alle.cure per i violenti è (a seconda dei punti di vista) incostituzionale, ingiusto o immorale. Inoltre non credo potrebbe prevenire le aggressioni. A parte le campagne mediatiche e le azioni culturali, sarebbe meglio pensare a migliorie organizzative ed operative che riducano la probabilità ed eventuali altre forme di deterrenza.
Rispondi
11/07/2026 20:53
ES
Elena Mabel Salischiker
Rispondi
11/07/2026 12:09
FD
Filippo D'Angelo
Il soggetto che mantiene un comportamento aggressivo e violento nei confronti degli operatori sanitari deve essere punito quando arriva ad atti estremi come quello del caso in questione. A questo penserà la legge! Ma chiedo ai ns amministratori e politici di limitare la gratuità delle prestazioni perché alcuni pazienti alla luce di questo principio ritengono che tutto è dovuto senza limiti e ad una semplice richiesta spesso non adeguatamente supportata. D’altra parte gli stessi amministratori dovrebbero snellire la burocrazia che distorce il rapporto con l’utenza fino alla vessazione!
11/07/2026 10:54

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