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Aumento di peso da antipsicotici: semaglutide tra le strategie più efficaci secondo una nuova network meta-analisi

Una revisione sistematica con network meta-analisi pubblicata su JAMA Psychiatry confronta 39 interventi farmacologici per il trattamento dell'aumento di peso associato agli antipsicotici. I risultati evidenziano il ruolo emergente degli agonisti del
Psichiatria

L'analisi ha preso in esame 95 studi clinici randomizzati pubblicati tra il 1965 e il 2025, valutando 39 differenti trattamenti utilizzati per contrastare l'aumento di peso conseguente alla terapia antipsicotica nei pazienti con disturbi dello spettro schizofrenico. Complessivamente, 85 studi sono stati inclusi nell'analisi quantitativa.

Tra i farmaci valutati, la semaglutide ha mostrato la maggiore efficacia nella riduzione del peso corporeo, con una perdita media di circa 11 chilogrammi rispetto al placebo e un livello di evidenza giudicato moderato. Risultati favorevoli sono stati osservati anche per liraglutide, exenatide, metformina e topiramato, tutti associati a riduzioni ponderali clinicamente rilevanti comprese tra circa 3 e 5 chilogrammi.

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La metformina rimane il trattamento con il maggior numero di evidenze disponibili, rappresentando oltre un quinto degli studi inclusi nella revisione. Anche topiramato ha confermato un'efficacia moderata, mentre per altri principi attivi, come aripiprazolo, nizatidina e ramelteon, la qualità delle prove è risultata insufficiente per formulare conclusioni definitive.

Oltre alla perdita di peso, alcuni interventi hanno mostrato effetti favorevoli su parametri metabolici quali glicemia e profilo lipidico, suggerendo un possibile beneficio complessivo sul rischio cardiometabolico, particolarmente elevato nei pazienti trattati con antipsicotici.

Per quanto riguarda gli outcome clinicamente significativi, semaglutide e metformina sono risultate associate a una maggiore probabilità di ottenere una riduzione del peso pari almeno al 5% rispetto al valore iniziale. Sul fronte della tollerabilità, nessun trattamento ha evidenziato tassi di interruzione superiori rispetto al placebo, indicando un profilo di sicurezza complessivamente favorevole.

Gli autori sottolineano tuttavia alcuni limiti della letteratura disponibile. Per molti farmaci il numero di studi è ancora contenuto e la maggior parte dei confronti deriva da confronti indiretti con placebo piuttosto che da studi testa a testa. Inoltre, solo una quota limitata dei trial ha valutato gli effetti a lungo termine, rendendo necessarie ulteriori ricerche per confermare efficacia e sicurezza nel tempo.

Secondo i ricercatori, l'evoluzione delle terapie per l'obesità potrebbe offrire nuove opportunità anche ai pazienti con disturbi psicotici, a condizione che vengano sviluppati studi di maggiore durata e aggiornate le linee guida cliniche, favorendo un accesso equo ai trattamenti più innovativi. Nel frattempo, resta fondamentale mantenere un attento monitoraggio metabolico dei pazienti in terapia antipsicotica e intervenire precocemente alla comparsa delle alterazioni ponderali.

Riferimento

doi: 10.1001/jamapsychiatry.2026.1814

Psichiatria
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