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Violenza sugli operatori sanitari, Schillaci e Anelli: difendere chi cura

Nella Giornata nazionale contro la violenza sul personale sanitario, il ministro Schillaci e il presidente FNOMCeO Anelli richiamano la necessità di proteggere medici e operatori.
Professione

La violenza contro il personale sanitario e sociosanitario torna al centro dell’attenzione nella Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro le aggressioni nei confronti di chi lavora nella sanità. In occasione dell’iniziativa "Curare senza paura", promossa dalla FNOMCeO a Perugia, istituzioni e professioni hanno richiamato la necessità di rafforzare la tutela degli operatori e di preservare il rapporto di fiducia tra cittadini e Servizio sanitario nazionale.

Schillaci: aggredire chi cura indebolisce il Servizio sanitario

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Nel suo messaggio al convegno il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato come la violenza contro gli operatori sanitari rappresenti una minaccia non solo per chi lavora nelle strutture sanitarie ma anche per la qualità complessiva dell’assistenza. "Aggredire chi cura significa indebolire l’intero Servizio sanitario nazionale, compromettere la qualità delle cure e incrinare quel rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti che è alla base di ogni percorso di assistenza", ha affermato il ministro.

Schillaci ha richiamato inoltre la necessità di una mobilitazione culturale più ampia. "Oggi, più che mai, dobbiamo tutti far sentire la nostra voce e sensibilizzare la società civile per porre fine alle aggressioni fisiche e verbali contro il personale sanitario e sociosanitario: un fenomeno inaccettabile, indegno e contrario ai principi di solidarietà e di vicinanza che sono scritti nel Dna della nostra Nazione".

Anelli: colpire chi cura significa ledere il diritto alla salute

Sul piano professionale il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, ha richiamato il valore costituzionale della professione sanitaria.

"Siamo davanti a una frattura del patto civile. Colpire chi cura significa ledere il diritto alla salute", ha dichiarato Anelli. "La professione medica non è soltanto un lavoro: è una funzione di garanzia", ha aggiunto. "La professione sanitaria è uno dei luoghi in cui la Costituzione si realizza ogni giorno. L’articolo 32 afferma che la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo".

Secondo Anelli, la violenza contro chi opera nella sanità non riguarda solo la sicurezza degli operatori ma anche il rapporto tra cittadini e istituzioni. "Indebolire la fiducia tra cittadini e istituzioni significa incrinare uno dei pilastri della nostra convivenza democratica".

Aggiornata la Raccomandazione ministeriale contro le aggressioni

In occasione della giornata nazionale il Ministero della Salute ha annunciato anche l’aggiornamento della Raccomandazione ministeriale n. 8 sulla prevenzione degli atti di violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari.

"La sicurezza di chi si prende cura della nostra salute è una priorità assoluta. Le aggressioni contro gli operatori sanitari sono un fenomeno inaccettabile e per questo siamo intervenuti con fermezza", ha dichiarato Schillaci.

Il documento amplia l’ambito di tutela includendo non solo il personale sanitario e sociosanitario ma anche operatori coinvolti nelle attività di assistenza e nei servizi di supporto, come personale di front office e operatori dei CUP.

Tra le misure indicate figurano il rafforzamento della cultura della segnalazione degli episodi di violenza, la presa in carico del dipendente aggredito anche con supporto psicologico e l’organizzazione di attività formative dedicate alla prevenzione.

L’aggiornamento richiama inoltre le norme che consentono l’istituzione di presidi di polizia presso le strutture dotate di pronto soccorso e introduce nuove indicazioni sui sistemi di sicurezza, tra cui pulsanti antipanico, videosorveglianza e, nei contesti a maggiore rischio, dispositivi audio-video e body-cam.

I numeri delle aggressioni nel sistema sanitario

Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute, nel 2025 sono state segnalate circa 18 mila aggressioni ai danni del personale sanitario e sociosanitario, un dato in aumento rispetto agli anni precedenti.

Gli aggressori sono prevalentemente pazienti, seguiti da familiari e caregiver. Le aggressioni verbali rappresentano la quota più consistente degli episodi (69%), mentre quelle fisiche costituiscono circa il 25% e il restante 6% riguarda danneggiamenti o violenze contro strutture e proprietà.

Le donne risultano le più colpite, con percentuali che superano il 60% nella maggior parte delle Regioni. Le categorie più esposte sono il personale infermieristico (55%), seguito da medici (16%) e operatori socio-sanitari (11%).

Gli episodi si verificano soprattutto in ambito ospedaliero, con il pronto soccorso, i servizi psichiatrici di diagnosi e cura e le aree di degenza tra i contesti più critici. Il Ministero osserva inoltre che l’aumento delle segnalazioni può riflettere anche una maggiore diffusione della cultura della denuncia degli episodi di violenza all’interno delle strutture sanitarie.

Professione
Commenti
GR
Giuseppe Giovanni Ruberto
l'Italia non è più un paese dove si può svolgere la professione medica
Rispondi
20/03/2026 17:26

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