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Obesità, anche perdere pochi chili può fare la differenza per la salute delle donne

Dalla fertilità alla menopausa, i benefici non si misurano soltanto con la bilancia. Gli esperti invitano a guardare alla qualità del dimagrimento e a superare pregiudizi e stigma
Obesità
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Salute della donna

Non serve necessariamente una trasformazione radicale per ottenere benefici concreti. Nelle donne che convivono con l'obesità, anche una perdita di peso apparentemente modesta può avere effetti importanti sulla salute, dalla fertilità al benessere durante la menopausa. Il messaggio arriva dal congresso dell'Associazione europea per lo studio del diabete (EASD), dove gli specialisti hanno richiamato l'attenzione sulla necessità di valutare il percorso di cura nel suo insieme e non soltanto attraverso il numero indicato dalla bilancia.

Non contano solo i chili persi

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Secondo Emilia Huvinen, docente di Ginecologia all'Università di Helsinki ed esperta nelle patologie dell'obesità, è fondamentale abbandonare una visione troppo rigida del dimagrimento. «Anche una perdita di peso ridotta, ad esempio del 2%, è significativa nelle donne con obesità, in termini di ripercussioni positive sulla fertilità o nel periodo della menopausa», sottolinea la specialista. L'obiettivo, quindi, non è inseguire necessariamente grandi numeri ma ottenere miglioramenti concreti per la salute e la qualità della vita.

Quando il grasso addominale diminuisce il beneficio è maggiore

Un altro aspetto spesso trascurato riguarda la qualità della perdita di peso. «Non bisogna fissarsi solo sui numeri della bilancia, ma valutare anche la qualità della perdita di peso che si sta ottenendo. Se i chili vengono persi dalla zona dell'addome, il beneficio cardiometabolico è maggiore», spiega Huvinen. Il grasso addominale, infatti, è strettamente associato a un aumento del rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e altre complicanze metaboliche. Ridurlo può avere un impatto positivo anche quando il calo ponderale complessivo non appare particolarmente elevato.

Le fasi della vita che possono favorire l'aumento di peso

La storia dell'obesità nelle donne è spesso legata a momenti particolari della vita, caratterizzati da cambiamenti ormonali e metabolici. La pubertà, la gravidanza, il periodo successivo al parto e la menopausa rappresentano fasi durante le quali può essere più facile accumulare peso. In alcune persone, inoltre, una predisposizione genetica può aumentare la probabilità di sviluppare obesità e diabete. Durante la gravidanza, ad esempio, il corpo aumenta naturalmente le riserve energetiche e i livelli di zucchero nel sangue per sostenere la crescita del feto. In presenza di fattori predisponenti, questo processo può contribuire ad aumentare il rischio di problemi metabolici negli anni successivi.

La prevenzione inizia prima della gravidanza

Per questo motivo, secondo l'esperta, è importante intervenire prima ancora del concepimento. «Aiutare le donne prima della gravidanza ad adottare corretti stili di vita, con una giusta alimentazione, attività fisica, una buona qualità del sonno e una corretta gestione dello stress, può contribuire a prevenire un eccessivo aumento di peso», afferma Huvinen. Si tratta di strategie che, oltre a favorire una gravidanza più serena, possono ridurre nel tempo il rischio di obesità e diabete.

I farmaci GLP-1 non sono trattamenti estetici

Nel corso dell'incontro si è parlato anche degli agonisti del recettore del GLP-1, farmaci sempre più utilizzati nella cura dell'obesità e del diabete di tipo 2. «Non possono essere utilizzati durante la gravidanza – ricorda Huvinen – Va inoltre ribadito che si tratta di terapie efficaci con indicazioni precise per il trattamento di malattie croniche. Non sono farmaci per uso estetico e richiedono sempre controllo e monitoraggio medico». Un messaggio importante in un momento in cui questi trattamenti sono spesso al centro dell'attenzione mediatica.

Una battaglia contro stigma e sensi di colpa

Per la specialista finlandese è necessario anche cambiare il modo in cui l'obesità viene raccontata e percepita. «Dobbiamo continuare a combattere lo stigma e il pregiudizio che ancora colpiscono molte persone con obesità». Un tema che Huvinen affronta anche nel libro Hungry genes? Understanding obesity without blame, nel quale evidenzia come obesità e aumento di peso non dipendano soltanto dalla forza di volontà, ma siano il risultato di una complessa interazione tra genetica, biologia, ambiente e diverse fasi della vita.

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