
Per circa vent'anni l'Enpam spenderà per le pensioni dei medici più di quanto incasserà attraverso i contributi di chi lavora. Tra il 2030 e il 2040 neppure i rendimenti degli investimenti saranno sufficienti a compensare il saldo previdenziale negativo e sarà necessario utilizzare una parte del patrimonio accumulato. A indicare la prospettiva è il presidente della Fondazione Alberto Oliveti, intervenuto all'85° congresso nazionale Fimmg a Villasimius.
"Oggi per la previdenza dei medici che hanno lavorato spendiamo di più di quanto incassiamo da chi lavora, e sarà così per vent'anni", afferma Oliveti. Una dinamica legata alla fase demografica attraversata dalla professione, con un elevato numero di pensionamenti e la necessità di mantenere sufficientemente ampia la platea dei contribuenti futuri.
Dal 2030 servirà anche il patrimonio
Il passaggio più delicato è previsto nel prossimo decennio. Secondo i calcoli attuariali richiamati dal presidente Enpam, dal 2030 al 2040 il saldo complessivo diventerà negativo: contributi e rendimenti del patrimonio non saranno quindi sufficienti a coprire interamente le prestazioni.
"Il saldo previdenziale negativo non sarà più riequilibrato dai proventi degli investimenti, ma dovremo consumare una parte del patrimonio per garantire l'equilibrio", spiega Oliveti.
L'utilizzo delle riserve, precisa il presidente, non rappresenta però uno scostamento dalla funzione per cui sono state costituite. "Si tratterà di usare il patrimonio per lo scopo per cui è stato accumulato, cioè garantire la continuità del sistema".
La Fondazione arriva alla fase prevista di maggiore squilibrio con un patrimonio che dal 2012 è più che raddoppiato e ha superato i 31 miliardi di euro. Alla sua crescita hanno contribuito, secondo i dati indicati da Oliveti, 9,5 miliardi di proventi patrimoniali, mentre nello stesso periodo Enpam ha versato oltre 2 miliardi di euro in imposte.
Il ricambio dei medici diventa anche una questione previdenziale
La sostenibilità del sistema resta quindi legata anche alla consistenza delle future generazioni di professionisti. "Dobbiamo fare tutto il possibile affinché coloro che verranno abbiano l'interesse a stare in questo sistema", sottolinea Oliveti.
Il richiamo arriva nello stesso congresso in cui Fimmg ha segnalato la continua riduzione dei medici di famiglia e la necessità di rendere nuovamente attrattiva la professione. La diminuzione dei professionisti attivi non riguarda infatti soltanto la capacità del Servizio sanitario di garantire l'assistenza, ma incide anche sull'equilibrio tra chi versa i contributi e chi riceve le prestazioni previdenziali.
Per Oliveti la gestione del patrimonio richiederà quindi "accortezza", tempestività e capacità di mantenere coesione e continuità. Il passaggio attraverso una lunga fase di saldo previdenziale negativo era già contemplato nelle proiezioni attuariali dell'Enpam: la sfida sarà attraversarla utilizzando le riserve senza compromettere la sostenibilità del sistema per le generazioni successive.




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