
Oltre 575 milioni di ricette e circa 10 miliardi di euro di spesa farmaceutica lorda convenzionata nel 2025. Sono i numeri richiamati dalla Fimmg al congresso nazionale di Villasimius per chiedere che l'appropriatezza delle prescrizioni dei medici di famiglia venga valutata considerando non soltanto il costo dei medicinali, ma anche i risultati delle terapie e la prevenzione delle complicanze.
Secondo i dati illustrati dal sindacato, la spesa è cresciuta rispetto ai 9,7 miliardi del 2024, mentre il numero delle ricette è rimasto sostanzialmente stabile.
"Sono cifre che restituiscono la dimensione del lavoro quotidiano svolto sul territorio e mostrano come il medico di famiglia sia il principale punto di riferimento delle esigenze di salute del paziente. Ma allo stesso tempo deve garantire il mantenimento dei conti senza sforare i tetti di previsione della spesa", afferma Walter Marrocco, coordinatore dell'Area scientifica della Federazione italiana medici di medicina generale.
Appropriatezza: non soltanto il costo del farmaco
Il punto sollevato dalla Fimmg riguarda i criteri con cui vengono valutate le scelte terapeutiche dei medici di medicina generale.
"Dobbiamo passare dall'appropriatezza della singola prescrizione all'appropriatezza dell'intero percorso di cura. Valutare una prescrizione solo sulla base del suo costo significa adottare una scorciatoia contabile", sostiene Marrocco.
La valutazione, secondo il rappresentante sindacale, dovrebbe considerare anche le conseguenze cliniche della terapia, comprese la prevenzione delle complicanze e la possibilità di evitare successivi ricoveri ospedalieri.
Si tratta di una distinzione rilevante soprattutto nella gestione delle patologie croniche, per le quali il costo immediato del trattamento non esaurisce il suo possibile impatto sulla salute del paziente e sull'utilizzo dei servizi sanitari. Marrocco propone di "superare una logica per compartimenti separati e considerare le ricadute di una scelta terapeutica sulla prevenzione, sulle complicanze e sulle ospedalizzazioni".
I dati Aifa: spesa in crescita, consumi quasi stabili
Il quadro descritto dalla Fimmg può essere confrontato con i dati del Rapporto OsMed 2025 dell'Agenzia italiana del farmaco, pubblicato nell'agosto scorso. Secondo l'Aifa, nel 2025 la spesa farmaceutica complessiva italiana ha raggiunto 39,3 miliardi di euro, con una crescita del 6% rispetto all'anno precedente. La componente pubblica si è attestata a 28,4 miliardi, in aumento del 5,8%.
Nell'assistenza convenzionata, invece, il consumo medio è stato pari a 1.148,2 dosi giornaliere ogni mille abitanti, con un incremento dell'1% rispetto al 2024. Circa il 66,9% degli assistiti ha ricevuto almeno una prescrizione di medicinali.
I dati descrivono una crescita della spesa più marcata rispetto a quella dei consumi, pur riferendosi ad aggregati differenti che non possono essere confrontati direttamente come se rappresentassero lo stesso canale di erogazione. Il confronto conferma l'importanza di distinguere il numero delle ricette, il volume dei medicinali utilizzati e il costo complessivo delle terapie. Si tratta di indicatori differenti, ciascuno dei quali descrive soltanto una parte dell'assistenza farmaceutica.
Cronicità e anziani: il peso delle terapie continuative
La richiesta di valutare l'intero percorso assistenziale assume particolare rilievo per i pazienti anziani e per le persone affette da più patologie. Sempre secondo il Rapporto OsMed, gli ultrasessantaquattrenni assorbono oltre il 60% della spesa farmaceutica e quasi il 70% delle dosi utilizzate. Sono pazienti che frequentemente richiedono trattamenti continuativi, controlli periodici e revisioni della terapia.
Il numero delle ricette, da solo, non permette quindi di distinguere tra prescrizioni occasionali, rinnovi di terapie croniche e modifiche dei trattamenti determinate da nuove esigenze cliniche.
Anche l'appropriatezza richiede una valutazione più articolata. Una prescrizione può essere corretta per indicazione, dose e durata, ma il risultato complessivo dipende anche dall'aderenza del paziente, dalle possibili interazioni tra farmaci e dalla capacità di individuare tempestivamente eventuali effetti indesiderati. La prospettiva indicata dalla Fimmg non elimina la necessità di controllare la spesa, ma propone di affiancare agli indicatori economici elementi capaci di descrivere gli esiti dell'assistenza.
Il rapporto tra medico e paziente
La discussione riguarda infine la relazione fiduciaria, soprattutto quando le aspettative del paziente non coincidono con le indicazioni cliniche. Il medico di famiglia è chiamato a spiegare perché un farmaco sia necessario, perché possa essere opportuno modificarne il dosaggio oppure perché, in alcune circostanze, non prescriverlo rappresenti la scelta più appropriata.
"Il medico deve recuperare in autorevolezza il riconoscimento di questa funzione sia verso il Servizio sanitario che verso i cittadini", conclude Marrocco.
La questione posta al congresso Fimmg è dunque come conciliare sostenibilità economica, autonomia professionale e qualità delle cure, soprattutto in una popolazione nella quale le patologie croniche e l'utilizzo continuativo dei medicinali assumono un peso crescente.




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