
Smettere di fumare non è soltanto una questione di volontà individuale: la dipendenza da nicotina richiede percorsi terapeutici che comprendano trattamenti farmacologici, sostegno psicologico e monitoraggio nel tempo. In Italia, tuttavia, l'accesso a queste cure resta disomogeneo. Secondo una survey nazionale realizzata dalla Federazione italiana degli operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze (FeDerSerD), in collaborazione con CeRCo, il 28,8% dei Centri Antifumo partecipanti dichiara modalità di accesso a pagamento, mentre il 61,5% prevede percorsi gratuiti.
I risultati dell'indagine, intitolata Percorsi di cura per i Tabagisti in Italia, sono stati diffusi il 9 ottobre in vista del XV Congresso nazionale FeDerSerD, in programma a Napoli dal 14 al 16 ottobre. La rilevazione, condotta tra luglio 2025 e marzo 2026, ha raccolto 162 risposte, delle quali 156 considerate idonee all'analisi.
Centri Antifumo, i SerD al centro della rete assistenziale
Il 95% delle strutture che hanno partecipato all'indagine appartiene al settore pubblico e l'85% è riconducibile ai Servizi per le Dipendenze (SerD). Un dato che evidenzia il ruolo già svolto da questi servizi nel trattamento della dipendenza da nicotina. Nel 2024 i Centri esaminati hanno preso in carico complessivamente 12.078 persone. FeDerSerD considera il dato prudenziale e stima tra 15mila e 18mila gli utenti seguiti dalla rete dei servizi considerata.
Tra i pazienti per i quali sono disponibili informazioni anagrafiche, il 51,96% è costituito da uomini e il 48,04% da donne. Oltre la metà, il 52,83%, ha almeno 55 anni, mentre soltanto il 10,45% appartiene alla fascia compresa tra 15 e 34 anni. I volumi di attività sono molto diversi: alcuni Centri seguono poche decine di persone all'anno, mentre nove strutture dichiarano oltre 250 pazienti.
Accesso alle cure, regole differenti tra i servizi
Le modalità di accesso rappresentano uno degli aspetti più critici emersi dalla survey. Nell'83,3% dei Centri è previsto l'appuntamento, mentre il 31,4% consente anche l'accesso diretto. Quanto ai costi, il 61,5% delle strutture dichiara percorsi gratuiti, il 28,8% modalità a pagamento e il 14,1% altre formule, comprese forme di compartecipazione attraverso ticket o contributi parziali. Poiché il questionario consentiva risposte multiple, queste percentuali non identificano categorie necessariamente alternative.
"Il tabagismo è una dipendenza patologica a tutti gli effetti e deve essere affrontato con la stessa attenzione riservata alle altre dipendenze", dichiara Roberta Balestra, presidente FeDerSerD. "La survey dimostra che nel nostro Paese esistono professionalità, competenze e percorsi di cura consolidati, ma anche differenze che rischiano di tradursi in disuguaglianze per i cittadini. Non possiamo accettare che la possibilità di smettere di fumare dipenda dalla Regione di residenza o dalla necessità di sostenere un costo."
La presidente richiama quindi la necessità di garantire accesso gratuito, presa in carico multidisciplinare e continuità terapeutica, rafforzando l'integrazione tra SerD e altri servizi sanitari.
Citisina e supporto psicologico, come vengono trattati i pazienti
La rete esaminata dispone di competenze multidisciplinari. La survey censisce 213 medici, 192 psicologi, 173 infermieri, 89 educatori professionali e 55 assistenti sociali, oltre ad altre figure professionali. La consulenza medica è disponibile nel 92,9% dei Centri e il supporto psicologico-comportamentale nell'88,5%. I gruppi di sostegno sono invece presenti nel 47,4% delle strutture.
Sul versante farmacologico, 133 Centri, pari all'85,3%, dichiarano di utilizzare la citisina; 59, pari al 37,8%, il bupropione; 72, pari al 46,2%, altri farmaci, prevalentemente sostituti della nicotina. L'indagine precede la disponibilità della nuova formulazione di citisina rimborsata dal Servizio sanitario nazionale. Secondo FeDerSerD, questa novità avrebbe già favorito almeno 5mila nuovi accessi ai SerD nell'arco di circa sei mesi del 2026.
"La disponibilità della citisina rimborsata per un ciclo di cura rappresenta un passaggio importante perché dimostra quanto l'accessibilità delle terapie possa stimolare la domanda di cura", sottolinea Alfio Lucchini, past president FeDerSerD.
Continuità assistenziale e integrazione con il territorio
L'indagine evidenzia anche la presenza di collegamenti tra i Centri Antifumo e gli altri servizi del sistema sanitario. Il 78,2% dichiara rapporti con i medici di medicina generale, il 59,6% con i servizi di salute mentale, il 54,5% con i distretti e il 57,7% con le strutture ospedaliere, soprattutto pneumologia e cardiologia.
Il monitoraggio successivo al trattamento presenta modalità differenti. Il 35,3% dei Centri prevede controlli a un mese, il 57,7% a tre mesi, il 60,3% a sei mesi e il 62,8% a dodici mesi. Per FeDerSerD, il rafforzamento della rete dovrebbe passare anche attraverso le Case della Comunità, integrando stabilmente il trattamento del tabagismo nell'assistenza territoriale.
"L'obiettivo è assicurare a tutte le persone con dipendenza da nicotina percorsi di cura gratuiti, integrati e continuativi, nell'ambito delle garanzie assistenziali del Servizio sanitario nazionale", conclude Lucchini.
La questione riguarda una popolazione molto ampia: secondo i dati richiamati dalla federazione, il tabagismo interessa oltre 11 milioni di italiani ed è associato a circa 90mila decessi ogni anno, con costi sanitari e sociali stimati superiori a 26 miliardi di euro.




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