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Intervenire precocemente nella malattia di Alzheimer: nuove evidenze cliniche e prospettive terapeutiche dall’AAIC 2026

L'Alzheimer è oggi considerato un continuum patologico che inizia molti anni prima delle manifestazioni cliniche.

Per anni la diagnosi di malattia di Alzheimer (AD) è stata formulata principalmente in presenza dei sintomi cognitivi. Le evidenze presentate all'AAIC 2026 mostrano invece un cambiamento di paradigma: oggi la malattia può essere identificata nelle sue fasi biologiche precoci e un numero crescente di pazienti accede al trattamento già nella fase di Mild Cognitive Impairment, rendendo l'intervento tempestivo un obiettivo sempre più concreto della pratica clinica.

Dalla comparsa dei sintomi alla diagnosi biologica

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L'Alzheimer è oggi considerato un continuum patologico che inizia molti anni prima delle manifestazioni cliniche [1,5]. L'accumulo di beta-amiloide rappresenta uno dei primi eventi biologici della malattia e precede l'insorgenza della neurodegenerazione e del deficit cognitivo [3,6,7].

In questo contesto, i biomarcatori stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante. La loro integrazione con la valutazione clinica consente infatti di supportare una diagnosi più accurata e di identificare la malattia in una fase nella quale il danno funzionale è ancora limitato [3,6-8].

Questa evoluzione è particolarmente importante se si considera che, nella pratica clinica europea, il percorso diagnostico continua a essere caratterizzato da ritardi significativi, che possono ridurre le opportunità di intervento nelle fasi iniziali della malattia [5].

Alzheimer precoce: agire sul meccanismo della malattia

L'identificazione precoce dell'AD assume oggi una rilevanza ancora maggiore grazie alla disponibilità di trattamenti diretti verso specifici meccanismi patologici [9,10].

L'interesse verso questo approccio deriva dalla possibilità di intervenire sull'accumulo di beta-amiloide, uno dei primi eventi biologici che caratterizzano la malattia di Alzheimer [10].

In una patologia progressiva come l'Alzheimer, l'obiettivo è infatti preservare il più a lungo possibile le funzioni cognitive e l'autonomia del paziente, intervenendo quando il declino è ancora nelle sue fasi iniziali [5,11].

Nel corso del congresso AAIC, che si è svolto a Londra dal 12 al 15 luglio 2026, ampio spazio è stato dedicato a lecanemab, con approfondimenti sulle peculiarità della molecola e la presentazione di nuove evidenze cliniche, contribuendo ad ampliare le conoscenze sul suo impiego nel trattamento della malattia di Alzheimer [11,20].

All’interno del vasto programma scientifico dell’evento si è discusso di come lecanemab si distingua nel panorama delle terapie disease-modifying (DMT) per il suo meccanismo d’azione duale, che gli consente di agire sul continuum patologico della malattia di Alzheimer, una patologia dal decorso cronico [10,11].

L’anticorpo monoclonale è infatti progettato per legarsi selettivamente sia alle protofibrille solubili di β-amiloide, considerate la forma più neurotossica e maggiormente correlata a danno sinaptico e neurodegenerazione, sia alle placche amiloidi fibrillari depositate nel cervello [10,11]. Questo profilo che gli consente di affrontare simultaneamente sia il substrato patologico consolidato sia i processi biologici che alimentano il danno neuronale, con l’obiettivo di rallentare l’evoluzione clinica dell’Alzheimer, lo rende un’opzione terapeutica unica all’interno della sua classe terapeutica [10,11].

Il congresso è stata anche l’occasione per condividere dati provenienti sia dagli studi clinici che dalle esperienze real world [11,20].

Oltre gli score cognitivi: ciò che conta per pazienti e caregiver

Se il rallentamento della progressione clinica rappresenta un obiettivo fondamentale, la vera domanda è quale impatto questo possa avere nella vita delle persone.

I dati presentati all'AAIC 2026 con lo studio LEADER suggeriscono che il beneficio del trattamento va oltre gli indicatori clinici, traducendosi nella possibilità di preservare più a lungo autonomia, funzionalità e qualità di vita.18,20 Non a caso, medici, pazienti e caregiver descrivono lecanemab come un'opportunità per "guadagnare tempo", mantenendo più a lungo ciò che conta nella quotidianità delle persone [18,20].

Si tratta di aspetti particolarmente rilevanti in una malattia cronica e progressiva come l'AD, dove il peso della patologia coinvolge non solo il paziente ma l'intero nucleo familiare. Preservare più a lungo la capacità di svolgere le attività quotidiane, mantenere relazioni sociali e ridurre il carico assistenziale rappresentano obiettivi che hanno un significato concreto per chi convive con la malattia ogni giorno [15,18].

Dalla ricerca alla realtà clinica

L'implementazione delle terapie anti-amiloide richiede tuttavia un'evoluzione organizzativa dei percorsi assistenziali. Selezione appropriata dei pazienti, conferma biologica della malattia mediante biomarcatori, valutazione del profilo genetico e monitoraggio della sicurezza sono tutti elementi che richiedono un approccio multidisciplinare e strutturato [3,6,11,16].

Proprio per questo motivo hanno suscitato interesse le evidenze real-world presentate all'AAIC 2026. Le prime esperienze mostrano come l'integrazione di queste terapie nella pratica clinica sia già una realtà in evoluzione, offrendo indicazioni utili sui modelli organizzativi necessari per la loro implementazione. A tre anni dall’introduzione nella pratica clinica, lo studio LEADER su 432 pazienti con Alzheimer precoce trattati con lecanemab negli Stati Uniti mostra che oltre l’82% dei pazienti rimane stabile o migliora clinicamente, con l’86,6% ancora in trattamento e quasi l’88% che conserva uno stadio iniziale di malattia fino a 30 mesi [20].

I dati real-world confermano inoltre un profilo di sicurezza favorevole, con ARIA osservate nel 12,3% dei casi, per lo più lievi e asintomatiche, senza macroemorragie intracerebrali superiori a 1 cm né decessi correlati al trattamento [16,20].

A conferma di questi risultati, i primi dati del registro post-marketing ALZ-NET su 1.775 pazienti trattati con lecanemab nella pratica clinica reale mostrano tassi di ARIA-E (6,3%) e ARIA-H (10,1%) in linea o inferiori a quelli osservati negli studi registrativi, senza nuovi segnali di sicurezza emergenti.19 Inoltre, nelle analisi longitudinali, la progressione allo stadio successivo di malattia è stata osservata nel 6,2% dei pazienti a 6 mesi, nel 13,3% a 12 mesi e nel 16,0% a 18 mesi, mentre le reazioni correlate all'infusione sono risultate meno frequenti rispetto a quelle riportate nei trial clinici [19].

Un nuovo capitolo nell'Alzheimer

Le evidenze emerse all'AAIC 2026 raccontano una trasformazione profonda nella gestione dell'Alzheimer. Da un lato, biomarcatori sempre più accessibili consentono di identificare la malattia prima e con maggiore accuratezza [3,6,8]. Dall'altro, le terapie anti-amiloide stanno contribuendo a spostare l'attenzione verso un approccio basato sull'intervento precoce: i dati real-world del registro ALZ-NET mostrano infatti che la maggior parte dei pazienti che accede a lecanemab si trova ancora nelle fasi iniziali della malattia, con il 67% costituito da soggetti con Mild Cognitive Impairment dovuto ad Alzheimer e il 32% da pazienti con demenza lieve [19]. Questo suggerisce che la diagnosi tempestiva stia diventando sempre più rilevante per consentire l'identificazione e il trattamento dei pazienti all'interno della finestra terapeutica più appropriata [3,6,11].

In questo scenario, il concetto di "Alzheimer precoce" non rappresenta soltanto una fase della malattia, ma una finestra di opportunità nella quale diagnosi biologica, trattamento mirato e attenzione alla qualità di vita possono convergere per ridefinire gli obiettivi della presa in carico del paziente e del caregiver [1,3,6,11].


 

Bibliografia

  1. Porsteinsson AP, Isaacson RS, Knox S, Sabbagh MN, Rubino I. Diagnosis of early Alzheimer's disease: clinical practice in 2021. J Prev Alzheimers Dis. 2021;8(3):371-386. doi:10.14283/jpad.2021.23.

  2. Hampel H, Hardy J, Blennow K, Chen C, Perry G, Kim SH, et al. The amyloid-β pathway in Alzheimer's disease. Mol Psychiatry. 2021;26(10):5481-5503. doi:10.1038/s41380-021-01249-0.

  3. Jack CR Jr, Andrews JS, Beach TG, Buracchio T, Dunn B, Graf A, et al. Revised criteria for diagnosis and staging of Alzheimer's disease: Alzheimer's Association Workgroup. Alzheimers Dement. 2024;20(8):5143-5169. doi:10.1002/alz.13859.

  4. Jack CR Jr, Knopman DS, Jagust WJ, Shaw LM, Aisen PS, Weiner MW, et al. Hypothetical model of dynamic biomarkers of the Alzheimer's pathological cascade. Lancet Neurol. 2010;9(1):119-128. doi:10.1016/S1474-4422(09)70299-6.

  5. Sperling RA, Aisen PS, Beckett LA, Bennett DA, Craft S, Fagan AM, et al. Toward defining the preclinical stages of Alzheimer's disease: recommendations from the National Institute on Aging-Alzheimer's Association workgroups on diagnostic guidelines for Alzheimer's disease. Alzheimers Dement. 2011;7(3):280-292. doi:10.1016/j.jalz.2011.03.003.

  6. Jack CR Jr, Bennett DA, Blennow K, Carrillo MC, Dunn B, Haeberlein SB, et al. NIA-AA research framework: toward a biological definition of Alzheimer's disease. Alzheimers Dement. 2018;14(4):535-562. doi:10.1016/j.jalz.2018.02.018.

  7. Dubois B, Villain N, Frisoni GB, Rabinovici GD, Sabbagh M, Cappa S, et al. Clinical diagnosis of Alzheimer's disease: recommendations of the International Working Group. Lancet Neurol. 2021;20(6):484-496. doi:10.1016/S1474-4422(21)00066-1.

  8. Dubois B, Villain N, Schneider L, Fox N, Campbell N, Galasko D, et al. Alzheimer disease as a clinical-biological construct-an international working group recommendation. JAMA Neurol. 2024;81(12):1304-1311. doi:10.1001/jamaneurol.2024.3770.

  9. Pérez-Martínez DA, Jarry AC, Martino G, Pesce G, Pieniazek I, Presto J, et al. Uncovering barriers to early diagnosis of Alzheimer's disease: a European perspective. Alzheimers Dement (N Y). 2025;11(4). doi:10.1002/trc2.70178.

  10. Albertini G, Zielonka M, Cuypers ML, Snellinx A, Xu C, Poovathingal S, et al. The Alzheimer's therapeutic Lecanemab attenuates Aβ pathology by inducing an amyloid-clearing program in microglia. Nat Neurosci. 2026 Jan;29(1):100-110. doi:10.1038/s41593-025-02125-8.

  11. van Dyck CH, Swanson CJ, Aisen P, Bateman RJ, Chen C, Gee M, Kanekiyo M, Li D, Reyderman L, Cohen S, Froelich L, Katayama S, Sabbagh M, Vellas B, Watson D, Dhadda S, Irizarry M, Kramer LD, Iwatsubo T. Lecanemab in early Alzheimer's disease. N Engl J Med. 2023 Jan 5;388(1):9-21. doi:10.1056/NEJMoa2212948.

  12. Perry R, et al. [Poster presentation]. Presented at: ABN Annual Meeting 2026; 2026 May 5-8; Birmingham, UK.

  13. Stögmann E. Making an impact: Why early intervention matters. Oral presentation at the Alzheimer’s Association International Conference (AAIC); July 2026; London, UK. Internal Analysis of BAN2401-G000-301 OLE. May 2026. Time to progression to moderate/severe stages of AD at 48 months in indicated population (IV only).

  14. Perry R, Kipps C, Soto Martín ME, Bozzali M, Logroscino G, Trafford S, Dhadda S, Kanekiyo M, Goodwin A, Hodgkinson M, Hersch S, Irizarry M, Kramer L, Froelich L. Lecanemab for treatment of individuals with early Alzheimer's Disease (AD) who are apolipoprotein E ε4 (ApoE ε4) non-carriers or heterozygotes. J Prev Alzheimers Dis. 2026 Apr;13(4):100507. doi:10.1016/j.tjpad.2026.100507.

  15. Stögmann E. Making an impact: Why early intervention matters. Oral presentation at the Alzheimer’s Association International Conference (AAIC); July 2026; London, UK. Internal analysis of BAN2401-G000-301. Quality of life in indicated population. August 2024.

  16. Leqembi Leqembi (lecanemab) UK Summary of Product Characteristics (SmPC).
    UK SmPC available at: https://www.medicines.org.uk/emc/product/15908

  17. Stögmann E. Making an impact: Why early intervention matters. Oral presentation at the Alzheimer’s Association International Conference (AAIC); July 2026; London, UK. Speaker’s own hospital data; publication in preparation.

  18. Sabbagh MN. Extending the evidence: The meaning for patients with early AD. Oral presentation at the Alzheimer’s Association International Conference (AAIC); July 2026; London, UK. LEADER Study interim analysis, data cut May 8, 2026; internal analysis July 2026.

  19. Sabbagh M. Lecanemab Treatment for Alzheimer's Disease in Real-World Clinical Practice: A Multicenter, Surveillance Safety Study from the Alzheimer's Network for Treatment and Diagnostics (ALZ-NET) Registry. Oral presentation at: Alzheimer's Association International Conference (AAIC) 2026; July 2026; London, UK and Online.

  20. Mummery C, Cohen S, chairs. Lecanemab Three Years Post-Approval. Symposium presented at AAIC 2026; July 14, 2026; London, UK and Online.


 

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