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Dai trial alla pratica clinica: l'implementazione delle terapie anti-amiloide

L'AAIC 2026 ha confermato il progressivo passaggio delle terapie anti-amiloide dalla sperimentazione clinica alla pratica assistenziale. Le evidenze presentate durante il congresso mostrano come, accanto alla valutazione dell'efficacia e della sicure
Neurologia

In questo scenario, assumono particolare rilievo la raccolta di dati real-world, la definizione di strategie appropriate per la gestione delle anomalie di imaging correlate all'amiloide (ARIA) e lo sviluppo di percorsi assistenziali multidisciplinari finalizzati a garantire un accesso appropriato e sicuro alle terapie modificanti la malattia (Disease-Modifying Therapies, DMT).

Introduzione: dall'efficacia dei trial all'implementazione nella pratica clinica

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La recente approvazione regolatoria degli anticorpi monoclonali anti-amiloide per il trattamento della malattia di Alzheimer nelle fasi sintomatiche iniziali segna un cambiamento storico verso terapie in grado di modificare i processi biologici alla base della malattia.[1] I trial registrativi hanno infatti dimostrato che la rimozione dell'amiloide può rallentare il declino cognitivo e funzionale, ridefinendo le aspettative terapeutiche nel trattamento della malattia di Alzheimer.[1]

In Europa, la transizione dalla sperimentazione alla pratica clinica è attualmente in corso e pone nuove sfide organizzative per i sistemi sanitari.[1] L'integrazione di queste terapie nella pratica assistenziale richiede infatti una sostanziale riorganizzazione dei percorsi diagnostici, delle strutture di monitoraggio e dell'allocazione delle risorse, con cambiamenti che vanno ben oltre gli aspetti strettamente farmacologici.[1]

In questo scenario, i dati real-world assumono un ruolo sempre più rilevante, consentendo di valutare l'effectiveness e la sicurezza delle terapie nelle condizioni della pratica clinica e in popolazioni più ampie ed eterogenee rispetto a quelle generalmente incluse nei trial clinici, nonché di approfondirne l'appropriatezza d'uso e l'impatto sull'utilizzo delle risorse sanitarie.[2] La letteratura scientifica sottolinea pertanto la necessità di disporre di un quadro metodologico condiviso per una raccolta coerente e standardizzata dei dati nei registri e negli studi real-world sulla malattia di Alzheimer, così da migliorare l'interpretabilità e la trasferibilità delle evidenze tra diversi contesti assistenziali con l'ingresso di nuovi trattamenti.[2]

Le evidenze presentate all’AAIC 2026 riflettono questa evoluzione, mostrando come l’introduzione delle terapie anti-amiloide nella pratica clinica richieda di integrare la valutazione degli outcome clinici e di sicurezza in contesti real-world con la definizione di strategie di monitoraggio e gestione delle ARIA e lo sviluppo di modelli assistenziali scalabili, capaci di coinvolgere in modo coordinato specialisti e professionisti delle cure primarie.[3-5] Nel loro insieme, queste esperienze contribuiscono a delineare le condizioni necessarie per integrare le terapie anti-amiloide nei percorsi assistenziali dedicati alla malattia di Alzheimer.[3-5]

Dalla sperimentazione alla pratica clinica: il contributo dei dati real-world

Un contributo rilevante alla comprensione dell'impiego delle terapie anti-amiloide nella pratica clinica proviene da ALZ-NET (Alzheimer's Network for Treatment and Diagnostics), registro statunitense volontario che raccoglie dati real-world sull'utilizzo delle terapie approvate per la malattia di Alzheimer.[6] I dati presentati all'AAIC 2026 comprendono oltre 5.000 pazienti arruolati in 127 centri attivi negli Stati Uniti, afferenti a diversi contesti assistenziali, dalle cure primarie alla neurologia e alla geriatria, fino ai centri specialistici.[3,6] Tra i pazienti trattati con anticorpi monoclonali anti-amiloide, circa il 70% presenta MCI (Mild cognitive impairment); considerando anche i pazienti con demenza lieve, queste due popolazioni rappresentano complessivamente il 99% dei soggetti trattati.[3]

I dati raccolti finora indicano che il profilo di sicurezza delle terapie anti-amiloide osservato nella pratica clinica è complessivamente coerente con quello già noto dagli studi registrativi, senza evidenziare nuovi segnali di sicurezza.[6] Parallelamente, i dati longitudinali di ALZ-NET mostrano, nel corso del primo anno di osservazione, una sostanziale stabilità degli indicatori cognitivi e funzionali con variazioni minime dei punteggi cognitivi e valori funzionali sostanzialmente sovrapponibili a quelli basali a 12 mesi.[3]

Accanto ai dati provenienti da grandi registri come ALZ-NET, le esperienze presentate all'AAIC 2026 evidenziano il contributo degli studi osservazionali e dei programmi di sorveglianza post-marketing alla raccolta di evidenze sull'impiego delle terapie anti-amiloide in differenti contesti assistenziali.[5-7]

In Giappone, un programma di sorveglianza post-marketing ha consentito di raccogliere dati sulla sicurezza e, in particolare, sulle modalità di gestione delle ARIA nella pratica clinica.[5] In Brasile, uno studio osservazionale condotto in un centro specializzato ha fornito ulteriori evidenze sulle caratteristiche cliniche e genotipiche dei pazienti e sulla sicurezza radiologica delle terapie anti-amiloide, contribuendo ad ampliare le evidenze disponibili nelle popolazioni latino-americane.[7]

Sicurezza e gestione delle ARIA nella pratica clinica

La gestione delle Amyloid-Related Imaging Abnormalities (ARIA) rappresenta uno degli aspetti centrali dell'implementazione delle terapie anti-amiloide nella pratica clinica.[3-7] Le evidenze real-world presentate all'AAIC 2026 hanno fornito nuovi dati sull'incidenza e sulle caratteristiche delle ARIA, nonché sulle strategie adottate per il loro monitoraggio e la loro gestione nei diversi contesti assistenziali.[3,5-7]

Nel registro ALZ-NET, la frequenza delle ARIA è risultata numericamente inferiore rispetto a quella riportata nei rispettivi studi registrativi, pur mostrando un andamento temporale analogo, caratterizzato da un rischio maggiore nei primi sei mesi di trattamento e da una successiva stabilizzazione.[3] Anche le reazioni correlate all'infusione sono risultate meno frequenti nel contesto real-world rispetto a quanto riportato nei trial clinici.[6]

I dati presentati dal prof. Iwata al congresso hanno inoltre fornito indicazioni sulla frequenza e sulla gestione delle ARIA nella pratica clinica.[5] Le forme con edema/versamento (ARIA-E) sono risultate per lo più non gravi e asintomatiche.[5] Nei pazienti che hanno sviluppato ARIA-E, le decisioni relative alla prosecuzione o all'interruzione del trattamento sono state guidate non solo dalla comparsa dell'evento, ma anche dalla sua successiva evoluzione clinica e radiologica durante il follow-up.[5] In caso di interruzione temporanea, il trattamento ha potuto essere successivamente ripreso in molti pazienti.[5]

Anche l’esperienza brasiliana presentata al congresso ha fornito ulteriori dati sulla sicurezza delle terapie anti-amiloide nella pratica clinica. In una coorte di 40 pazienti trattati con anticorpi anti-amiloide, sono stati osservati cinque episodi di ARIA; gli eventi sintomatici hanno interessato due pazienti, entrambi gestiti in regime ambulatoriale, mentre un solo paziente ha presentato un evento severo.[7]

L'organizzazione dei percorsi assistenziali: la nuova sfida delle terapie anti-amiloide

L'implementazione delle terapie anti-amiloide nella pratica clinica pone nuove esigenze organizzative, legate alla necessità di identificare i pazienti eleggibili, accompagnarli lungo il percorso diagnostico-terapeutico e garantirne un monitoraggio appropriato.[4] Le esperienze presentate all'AAIC 2026 mostrano come questi percorsi richiedano il coinvolgimento coordinato di diverse figure professionali, dalla medicina di base agli specialisti e agli altri professionisti coinvolti nell'assistenza.[4]

Tra i modelli organizzativi illustrati durante il congresso, il Brain Health Program dell'Indiana University è stato sviluppato con l'obiettivo di rendere l'accesso alle terapie anti-amiloide più scalabile e di estenderlo oltre i grandi centri accademici.[4] Il programma prevede un coinvolgimento attivo delle cure primarie attraverso il modello dei Brain Health Navigator, nel quale medici di medicina generale e advanced practice provider adeguatamente formati supportano la valutazione dei pazienti, l'impiego e l'interpretazione dei biomarcatori ematici e la valutazione dell'eleggibilità alle terapie anti-amiloide.[4]

Il modello prevede inoltre il coinvolgimento di medici dedicati all'educazione e al supporto dei pazienti e di assistenti sociali che contribuiscono al coordinamento del percorso, mentre i neurologi mantengono un ruolo di supervisione.[4] Specifici strumenti, come checklist basate sulle Appropriate Use Recommendations (AUR) per la valutazione dell'eleggibilità e protocolli sviluppati con i farmacisti per la gestione delle reazioni correlate all'infusione, supportano le diverse fasi del percorso assistenziale.[4]

L'esperienza dell'Indiana University propone quindi un modello basato sulla distribuzione delle competenze tra cure primarie e assistenza specialistica, nel quale formazione degli operatori, strumenti standardizzati e coordinamento multidisciplinare contribuiscono a strutturare il percorso del paziente candidato alle terapie anti-amiloide.[4]

Conclusioni

Le evidenze presentate all'AAIC 2026 mostrano come le terapie anti-amiloide stiano entrando in una nuova fase, caratterizzata dalla progressiva integrazione nella pratica assistenziale.[3,4] I dati provenienti dai registri real-world, dagli studi osservazionali e dalle esperienze maturate nei diversi contesti internazionali contribuiscono a caratterizzarne ulteriormente il profilo di sicurezza e a definire strategie appropriate per il monitoraggio e la gestione delle ARIA.[3-7]

Nel loro insieme, queste evidenze mostrano come il passaggio dai trial alla pratica clinica rappresenti non soltanto una transizione terapeutica, ma anche una sfida organizzativa per i sistemi sanitari. La disponibilità delle terapie anti-amiloide si accompagna infatti alla necessità di ripensare i modelli assistenziali, affinché selezione dei pazienti, diagnosi, trattamento e monitoraggio possano essere integrati in percorsi strutturati, appropriati e sostenibili.[3,4,6]

Bibliografia

  1. Filippi M, Cecchetti G, Spinelli EG, Ghirelli A, Rugarli G, Pisano S, Canu E, Agosta F. Anti-amyloid therapies and the transformation of Alzheimer's care pathways: early lessons from the frontline. Lancet Reg Health Eur. 2026 Feb 12;64:101609. doi: 10.[1]016/j.lanepe.[2]026.[1]01609. PMID: 41732200; PMCID: PMC12925121.
  2. Galvin JE, Cummings JL, Benea ML, de Moor C, Allegri RF, Atri A, Chertkow H, Paquet C, Porter VR, Ritchie CW, Sikkes SAM, Smith MR, Grassi CM, Rubino I. Generating real-world evidence in Alzheimer's disease: Considerations for establishing a core dataset. Alzheimers Dement. 2024 Jun;20(6):4331-4341. doi: 10.[1]002/alz.[1]3785. Epub 2024 May 6. PMID: 38706421; PMCID: PMC11180865.
  3. Rafii MS, et al. Real-world safety outcomes of anti-amyloid therapies in ALZ-NET. Oral presentation, session "Real-World Safety and Effectiveness of Disease-Modifying Therapies". Alzheimer's Association International Conference (AAIC) 2026, London, UK, 12–15 July 2026.
  4. Brosch JR, et al. Expanding access to anti-amyloid therapies: development of the Brain Health Navigator model. Oral presentation, session "Implementing Disease-Modifying Therapies in Clinical Practice". Alzheimer's Association International Conference (AAIC) 2026, London, UK, 12–15 July 2026.
  5. Iwata A, et al. Real-world management of amyloid-related imaging abnormalities during anti-amyloid therapy: interim results from the Japanese post-marketing surveillance. Oral presentation, session "Real-World Safety and Effectiveness of Disease-Modifying Therapies". Alzheimer's Association International Conference (AAIC) 2026, London, UK, 12–15 July 2026.
  6. Sabbagh MN, et al. ALZ-NET: Building the real-world evidence infrastructure for Alzheimer's disease therapies. Oral presentation, session "Real-World Safety and Effectiveness of Disease-Modifying Therapies". Alzheimer's Association International Conference (AAIC) 2026, London, UK, 12–15 July 2026.
  7. Figueiredo P, et al. Clinical, genotypic, and radiological outcomes of anti-amyloid therapy in a brazilian specialized center. Oral presentation, session "Amyloid Targeting Therapies - Global Perspectives from Trials to Real World Evidence". Alzheimer's Association International Conference (AAIC) 2026, London, UK, 12–15 July 2026.
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