
Un nuovo approccio di neuromodulazione, denominato high-PAS, combina una componente corticale ad alta intensità ottenuta mediante stimolazione magnetica transcranica con una stimolazione elettrica ad alta frequenza dei nervi periferici, con l'obiettivo di modificare la plasticità dei circuiti coinvolti nella trasmissione del dolore.
Lo studio, pubblicato nel 2026 su Spinal Cord Series and Cases, ha coinvolto cinque pazienti con lesione midollare incompleta non traumatica e dolore neuropatico cronico agli arti superiori. Ogni partecipante ha ricevuto quattro settimane di trattamento high-PAS e quattro settimane di stimolazione sham, consentendo un confronto intraindividuale. La stimolazione periferica ha interessato i nervi mediano, ulnare e radiale della mano più dolorosa.
Al termine del trattamento high-PAS, l'intensità del dolore riportata dai partecipanti si è ridotta mediamente del 28% rispetto al basale. Una riduzione del 35% è stata invece osservata durante il periodo di stimolazione sham. Anche la valutazione attraverso il Brief Pain Inventory ha mostrato una diminuzione del punteggio complessivo in entrambe le condizioni, rispettivamente del 22% e del 6,5%. Tuttavia, le differenze non hanno evidenziato un vantaggio clinicamente significativo della neuromodulazione attiva.
Il risultato va interpretato alla luce della natura esplorativa dello studio e soprattutto della numerosità estremamente ridotta del campione. Gli autori sottolineano la necessità di studi più ampi per stabilire se la high-PAS possa avere un ruolo nel trattamento del dolore neuropatico dopo lesione midollare. Un'ulteriore direzione di ricerca riguarda la possibilità di indirizzare la stimolazione verso i tratti sensoriali anziché esclusivamente verso quelli motori.
Il lavoro non dimostra quindi l'efficacia della tecnica, ma fornisce un'indicazione utile sullo stato della ricerca nella neuromodulazione del dolore neuropatico: l'intervento sui circuiti centrali e periferici rappresenta un'area promettente, ma ancora lontana da una validazione clinica definitiva. Per ora, i risultati suggeriscono prudenza nell'interpretazione e confermano la necessità di trial controllati con campioni più ampi.




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