
Il dolore neuropatico orofacciale (NOP) deriva da una lesione o da una disfunzione delle vie somatosensoriali che innervano la regione orofacciale. Tra i principali fenotipi rientrano la nevralgia del trigemino classica e secondaria, la neuropatia trigeminale dolorosa post-traumatica e la nevralgia post-erpetica. Sono inoltre riconosciuti come distinti fenotipi di NOP la sindrome della bocca urente e il dolore facciale idiopatico persistente.
La variabilità delle manifestazioni cliniche e della risposta ai trattamenti rappresenta una delle caratteristiche di queste condizioni. Secondo la review, i meccanismi alla base del NOP non sono ancora completamente chiariti. Una lesione nervosa periferica può determinare scariche ectopiche spontanee, mentre una stimolazione afferente persistente può contribuire allo sviluppo di sensibilizzazione centrale, caratterizzata da un'amplificazione della trasmissione nocicettiva, dall'espansione dei campi recettivi e da alterazioni dei meccanismi di modulazione discendente del dolore.
La review ha analizzato le evidenze disponibili sull'impiego della stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) e la stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS) nel NOP. La ricerca bibliografica è stata condotta su PubMed, Cochrane ed Embase fino al 30 ottobre 2025 e ha incluso studi randomizzati controllati, studi open-label e case series pubblicati in lingua inglese.
Per la rTMS, le evidenze disponibili indicano che la stimolazione ad alta frequenza, pari a 10–20 Hz, della corteccia motoria primaria (M1) può ridurre del 30–45% il dolore associato alla nevralgia del trigemino e alla nevralgia post-erpetica. Secondo quanto riportato nella review, l'effetto analgesico può persistere per settimane o mesi. Anche la stimolazione della rappresentazione della mano in M1, quindi di una regione non direttamente corrispondente all'area dolorosa facciale, sembra produrre un'analgesia facciale comparabile, potenzialmente attraverso le vie discendenti di modulazione del dolore.
Per la tDCS, le evidenze sono invece ancora preliminari. I dati disponibili suggeriscono una possibile risposta più marcata nei pazienti con dolore esclusivamente parossistico rispetto a quelli con dolore persistente. La sensibilizzazione centrale viene indicata nella review come un possibile fattore associato a una minore risposta, ma questa ipotesi richiede ulteriori verifiche.
Nel complesso, gli autori sottolineano che le evidenze attuali sono limitate dalla numerosità ridotta dei campioni e dall'eterogeneità dei protocolli utilizzati. Tra le priorità per la ricerca futura vengono indicate sperimentazioni stratificate in base al fenotipo del dolore, l'identificazione dei parametri di stimolazione ottimali e la valutazione della possibile integrazione delle tecniche di neuromodulazione con la terapia farmacologica.




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.