
Il dolore cronico continua a rappresentare una sfida assistenziale rilevante per il Servizio sanitario nazionale, con ricadute significative sulla qualità della vita dei pazienti. È quanto emerge da un'indagine condotta attraverso questionario online (CAWI) tra il 31 ottobre e l'11 novembre 2025, che ha coinvolto adulti con dolore cronico da almeno tre mesi, di intensità superiore a 3 sulla scala NRS nella settimana precedente o in trattamento con terapia specifica antalgica. Su 2.989 soggetti contattati, 492 sono risultati eleggibili e hanno completato il questionario.
Il campione, a maggioranza femminile (53%), presentava un'età media di 62 anni. L'intensità media del dolore riferita era di 6,2 ± 1,8 sulla scala NRS, con oltre metà dei partecipanti (52%) che riportava un dolore di grado severo (punteggio 7-10). Un dato che merita attenzione clinica: quasi un paziente su tre (28%) non riceveva alcuna terapia specifica per il dolore. Le ripercussioni funzionali della condizione emergono con chiarezza dai dati raccolti: il 74,8% dei partecipanti ha segnalato conseguenze sul sonno, il 75,5% su attività lavorative o di studio, il 64,1% sulle attività di cura e assistenza verso terzi. A queste difficoltà si somma un ostacolo di natura organizzativa: il 71,7% degli intervistati ha riferito problemi nell'individuare professionisti con competenze adeguate.
L'analisi del percorso assistenziale evidenzia come il primo contatto avvenga prevalentemente con lo specialista della patologia di base (44,1%) o con il medico di medicina generale (42,9%), mentre solo il 13% dei pazienti si è rivolto inizialmente a uno specialista della terapia del dolore. Tra questi ultimi, soltanto il 22% ha proseguito il percorso terapeutico con la stessa figura specialistica, a conferma di una rete di riferimento ancora poco strutturata.
Le criticità informative appaiono altrettanto marcate: il 65,4% dei rispondenti lamenta informazioni insufficienti sulle opzioni terapeutiche disponibili, mentre il 54% segnala difficoltà di accesso ai farmaci. Sul fronte normativo, solo il 7,5% dichiara di conoscere bene la Legge 38/2010, e quasi un paziente su due (47,6%) non è in grado di distinguere tra cure palliative e terapia del dolore.
Particolarmente problematico risulta l'accesso a oppioidi e cannabinoidi, considerato difficoltoso dal 58,8% del campione: tra le cause indicate, normative percepite come restrittive (58%) e riluttanza prescrittiva da parte dei medici (54,9%).
Sul piano più generale, il 74,5% dei partecipanti ritiene che il dolore cronico sia ancora trattato con scarsa attenzione nel dibattito pubblico, mentre il 67,2% non si sente adeguatamente supportato dal SSN.
I risultati dell'indagine delineano un quadro di criticità multifattoriali, che spaziano dall'accesso agli specialisti alla disponibilità di informazioni, fino alla conoscenza della normativa vigente. Gli autori richiamano la necessità di potenziare l'accesso alla terapia del dolore, rafforzare la formazione dei medici di medicina generale, intervenire sul piano regolatorio e promuovere una maggiore consapevolezza, tra pazienti e professionisti, sui percorsi di presa in carico disponibili.




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.