
Gli oppioidi restano analgesici efficaci in contesti selezionati, ma comportano rischi rilevanti, tra cui eventi avversi gravi, overdose e disturbo da uso di sostanze. Per il dolore subacuto e cronico, le linee guida CDC privilegiano interventi non farmacologici e opzioni farmacologiche non oppioidi, riservando l’avvio degli oppioidi ai casi in cui il beneficio atteso su dolore e funzione superi concretamente i rischi individuali.
In questo scenario si inserisce la ricerca su nuove molecole capaci di agire su bersagli diversi dai recettori oppioidi. Un filone riguarda il recettore della neurotensina 1, appartenente alla famiglia dei recettori accoppiati a proteine G: l’obiettivo è identificare composti in grado di mantenere l’azione antalgica limitando effetti indesiderati, come alterazioni della termoregolazione e della pressione arteriosa.
Un’altra frontiera è rappresentata dalla terapia genica indirizzata alle cellule nervose che trasmettono gli stimoli dolorosi. Le mappe cellulari dei gangli delle radici dorsali consentono di distinguere popolazioni neuronali coinvolte nella nocicezione da quelle deputate a tatto e temperatura.
La prospettiva è modulare selettivamente la trasmissione del segnale doloroso senza interferire con altre funzioni sensoriali. Si tratta di un approccio ancora in fase di sviluppo, ma potenzialmente utile per aumentare precisione terapeutica e tollerabilità nei quadri di dolore persistente.
Agopuntura, massoterapia, tai chi, yoga e altri interventi complementari trovano spazio in un modello di presa in carico integrata. Le evidenze richiamate dal National Center for Complementary and Integrative Health indicano che diverse strategie non invasive possono migliorare dolore e funzione in specifiche condizioni, con effetti generalmente piccoli o moderati e senza gravi danni associati.
Nei pazienti sottoposti a chemioterapia, per esempio, tai chi e yoga sono oggetto di studio per la neuropatia periferica indotta dal trattamento, caratterizzata da dolore, parestesie, instabilità e maggiore rischio di cadute. Accanto a esercizio terapeutico, riabilitazione e supporto psicologico, questi strumenti possono contribuire a un piano personalizzato.
Il dolore cronico beneficia quindi di équipe multidisciplinari che coinvolgano neurologi, fisioterapisti, psicologi, nutrizionisti e specialisti della riabilitazione. La scelta delle opzioni deve partire dall’eziologia del dolore, dalle comorbilità, dalle preferenze della persona e da obiettivi condivisi di funzionalità e qualità di vita.




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