
L'annullamento delle misure cautelari disposto dalla Corte di Cassazione nel procedimento sui certificati medici destinati ai Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) rappresenta, secondo la difesa, il riconoscimento della correttezza dell'operato delle professioniste coinvolte. A sostenerlo sono gli avvocati Salvatore Tesoriero e Francesca Cancellaro, difensori dei tre medici indagati nell'inchiesta avviata a Ravenna.
La posizione della difesa
Secondo i legali, la decisione della Suprema Corte «restituisce alle dottoresse la dignità personale e professionale così duramente aggredita dall'inchiesta ravennate». Nel ricorso presentato in Cassazione, spiegano i difensori, era stato evidenziato come l'attività svolta dalle mediche fosse riconducibile «all’adempimento dei doveri di cura e di tutela della salute di ogni persona sanciti dalla Costituzione e dalle fonti sovranazionali, oltre che dalla deontologia che presidia la professione medica».
La tutela della salute come principio guida
Gli avvocati sottolineano inoltre come la vicenda debba essere riletta alla luce dei principi costituzionali che regolano l'esercizio della professione medica. «La sproporzione delle misure cautelari applicate dà conto della necessità di una rilettura della vicenda improntata ai valori che innervano il nostro ordinamento costituzionale», affermano Tesoriero e Cancellaro. Per la difesa, infatti, i medici devono rimanere «prima di tutto garanti della salute e della cura di ogni individuo, non in quanto partecipe di una determinata comunità, ma quale essere umano».
Il nodo del rapporto tra attività clinica e responsabilità penale
La posizione espressa dai legali richiama un tema più ampio: il confine tra l'autonomia professionale del medico nell'esercizio delle proprie valutazioni cliniche e l'eventuale accertamento di responsabilità da parte dell'autorità giudiziaria. Secondo la difesa, l'operato delle professioniste coinvolte deve essere valutato alla luce dei doveri di cura e tutela della salute propri della professione medica, principi che, a loro avviso, trovano fondamento nella Costituzione, nelle fonti sovranazionali e nelle regole deontologiche.




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