
Primo via libera della Camera al disegno di legge sui caregiver familiari. Il provvedimento introduce quattro profili assistenziali e un contributo economico selettivo. Il Governo parla di un risultato storico, mentre le associazioni sollevano dubbi sull'effettiva portata delle tutele.
La Camera dei deputati ha approvato il 14 ottobre, con 153 voti favorevoli, 105 contrari e quattro astensioni, il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari. Il provvedimento, che passa ora all'esame del Senato, introduce una disciplina organica per le persone che assistono familiari con disabilità, patologie invalidanti o condizioni di non autosufficienza. Sono previsti quattro profili di caregiver, differenziati in base al carico assistenziale e alla convivenza, e un sostegno economico riservato a chi soddisfa specifici requisiti.
Il testo interviene su una questione rimasta per anni senza una regolamentazione complessiva, nonostante il riconoscimento della figura del caregiver familiare già contenuto nella legge di bilancio del 2018. La novità è la previsione di un sistema di tutele differenziate, che comprende misure economiche, strumenti di conciliazione tra lavoro e assistenza e il coinvolgimento dei caregiver nella pianificazione dei percorsi di cura.
Quattro profili assistenziali e contributi fino a 400 euro
Il disegno di legge distingue i caregiver in base all'intensità dell'assistenza prestata. Il profilo prevalente riguarda chi convive con la persona assistita e dedica alla cura almeno 91 ore settimanali. Seguono i caregiver conviventi con un impegno compreso tra 30 e meno di 91 ore, quelli non conviventi che garantiscono almeno 30 ore e coloro che prestano assistenza per un periodo compreso tra 10 e meno di 30 ore settimanali.
Il contributo economico è riservato ai caregiver prevalenti conviventi, con un ISEE non superiore a 25mila euro e un reddito da lavoro entro i 3mila euro lordi annui. L'importo massimo previsto è di 1.200 euro trimestrali, equivalenti a 400 euro mensili, con erogazione a partire dal 2027 e nei limiti delle risorse disponibili.
La dotazione finanziaria ammonta a 257 milioni di euro per il 2027 e a 260 milioni annui dal 2028. Il riconoscimento della qualifica di caregiver sarà gestito attraverso una piattaforma informatica dell'INPS, mentre l'attuazione delle misure richiederà ulteriori passaggi amministrativi.
Locatelli: "Un segnale forte e concreto"
La ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha accolto favorevolmente l'approvazione della Camera, rivendicando il valore del provvedimento per le famiglie impegnate quotidianamente nell'assistenza.
"Oggi insieme diamo un segnale forte e concreto per la vita di tante persone che amano, che curano e che non vogliono essere sostituite, ma accompagnate dalle istituzioni in questo percorso di amore e di cura", ha dichiarato la ministra il 14 ottobre.
Locatelli ha difeso in particolare la scelta di differenziare le misure sulla base dell'intensità assistenziale. Secondo la ministra, il sistema consente di riconoscere tutti i caregiver familiari, prevedendo sostegni proporzionati al diverso impegno richiesto. Il provvedimento, ha spiegato, punta a garantire un aiuto anche economico a chi sostiene un carico di cura continuativo, senza escludere dal riconoscimento le altre figure assistenziali.
La ministra ha inoltre ringraziato le associazioni impegnate nel percorso legislativo e le famiglie che affrontano quotidianamente le difficoltà dell'assistenza, definendo il testo "un punto fermo per la dignità della vita e del compito di cura di ogni familiare".
Carer ETS: "Una legge sui caregiver, non per i caregiver"
Di segno opposto la valutazione espressa il 15 ottobre da Loredana Ligabue, segretaria di Carer ETS, associazione impegnata nella rappresentanza dei caregiver familiari.
"La Camera ha approvato una legge 'sui' caregiver non 'per' i caregiver", ha dichiarato Ligabue a Sanità Informazione, contestando l'impostazione del provvedimento. Secondo la rappresentante dell'associazione, il testo non affronta adeguatamente il problema del sovraccarico assistenziale e non riconosce pienamente il valore del lavoro di cura. Le critiche riguardano soprattutto la distinzione tra caregiver conviventi e non conviventi, considerata inadeguata a rappresentare la complessità delle situazioni familiari.
"Non è un riconoscimento: è una discriminazione", ha affermato Ligabue a proposito della differenziazione delle tutele sulla base della convivenza.
L'associazione contesta il rischio che un criterio anagrafico e abitativo finisca per prevalere sulla valutazione dell'impegno effettivamente sostenuto. Un caregiver può infatti prestare assistenza continuativa, affrontando spostamenti quotidiani e rilevanti responsabilità organizzative, anche senza condividere la residenza con la persona assistita.
Il sostegno economico e il problema dei servizi
Un altro elemento di contrasto riguarda il contributo economico. Carer ETS giudica insufficienti le misure previste per i caregiver con maggiori responsabilità assistenziali e critica la scelta di subordinare il sostegno a condizioni reddituali particolarmente restrittive.
Il requisito delle 91 ore settimanali, insieme all'obbligo di convivenza e ai limiti di reddito, restringe infatti la platea dei beneficiari del contributo, pur in presenza di un riconoscimento formale più ampio della figura del caregiver.
Ligabue richiama inoltre la necessità di considerare il lavoro di cura non soltanto attraverso un trasferimento economico, ma anche mediante servizi capaci di alleggerire concretamente l'impegno delle famiglie. Tra le questioni sollevate figurano le differenze territoriali nell'accesso all'assistenza, la conciliazione tra attività lavorativa e responsabilità familiari e le conseguenze della cura prolungata sulla salute e sull'autonomia personale.
Sono aspetti che interessano direttamente anche l'organizzazione dell'assistenza sociosanitaria. Il caregiver familiare svolge spesso un ruolo continuativo nella gestione delle terapie, nell'accompagnamento alle visite, nel monitoraggio delle condizioni cliniche e nel collegamento con i servizi territoriali. Il rapporto con medici di medicina generale, specialisti, infermieri e assistenza domiciliare costituisce quindi una componente rilevante dell'attuazione delle nuove disposizioni, soprattutto per le persone con patologie croniche e condizioni di non autosufficienza.
Il testo passa al Senato
L'approvazione della Camera rappresenta il primo passaggio parlamentare del provvedimento. Il testo dovrà ora essere esaminato dal Senato, che potrà confermarlo oppure introdurre modifiche, rendendo in quest'ultimo caso necessario un nuovo passaggio a Montecitorio.
Rimangono quindi da definire l'assetto legislativo definitivo, le modalità applicative delle tutele e le procedure per l'accesso al sostegno economico. Il confronto tra Governo e rappresentanze dei caregiver proseguirà nell'ambito dell'iter parlamentare.




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