
Il riconoscimento giuridico del caregiver familiare compie un nuovo passo alla Camera, ma resta aperto il confronto sui requisiti necessari per accedere alle tutele. Il provvedimento approdato in Aula introduce una disciplina nazionale per chi assiste in modo continuativo una persona con disabilità o non autosufficiente e differenzia le misure previste in base all'intensità dell'impegno di cura.
Sul testo interviene Cittadinanzattiva, secondo cui le modifiche introdotte non risolvono diverse criticità già segnalate durante l'audizione dello scorso marzo davanti alla Commissione Affari sociali della Camera. L'associazione contesta in particolare i criteri relativi a convivenza e distanza dalla persona assistita, grado di parentela, giovani caregiver e condizioni economiche per accedere al contributo.
Quattro profili in base all'impegno di cura
Il provvedimento definisce il caregiver familiare e introduce quattro differenti profili, individuati sulla base dell'intensità e della complessità dell'assistenza prestata. La classificazione diventa rilevante perché alle diverse condizioni vengono associate differenti forme di tutela.
Tra le misure previste figurano interventi per favorire la conciliazione dell'attività di cura con lavoro e studio e un contributo economico destinato ai caregiver che rientrano nelle condizioni più impegnative previste dalla legge e possiedono determinati requisiti reddituali.
Durante l'esame parlamentare sono state apportate alcune modifiche. La distanza massima prevista in determinate situazioni è stata portata da 25 a 40 chilometri, mentre la soglia Isee per l'accesso al contributo economico è salita da 15mila a 25mila euro.
Il sostegno economico rimane tuttavia circoscritto. Il testo lo lega sia all'intensità dell'attività assistenziale sia alla situazione lavorativa ed economica del caregiver.
Cittadinanzattiva: "Resta una gerarchia della cura"
Secondo Cittadinanzattiva, gli interventi effettuati durante l'iter parlamentare non modificano alcuni dei criteri che rischiano di limitare l'accesso alle misure.
"Restano, a nostro avviso, quattro principali criticità: il vincolo della convivenza e della distanza, il vincolo della parentela, le scarsissime tutele per i giovani caregiver e la subordinazione del sostegno economico a stringenti requisiti reddituali", afferma Isabella Mori, responsabile tutela di Cittadinanzattiva.
L'associazione giudica insufficiente anche l'aumento da 25 a 40 chilometri della distanza ammessa fra la residenza del caregiver e quella della persona assistita. "Pensiamo a chi vive in una grande città e deve spostarsi per assistere quotidianamente un familiare che vive in un'area periferica o marginale. La cura non può essere misurata in chilometri", sottolinea Mori.
La critica riguarda quindi il rischio che criteri formali come residenza e parentela non riescano a rappresentare tutte le situazioni nelle quali una persona sostiene concretamente e con continuità il carico assistenziale.
Il contributo economico e il limite Isee
Un altro punto riguarda l'aumento della soglia Isee da 15mila a 25mila euro. Per Cittadinanzattiva l'allargamento dei potenziali beneficiari deve essere accompagnato da risorse sufficienti per evitare una riduzione dell'effettiva consistenza degli aiuti.
"Ampliare la platea dei potenziali beneficiari senza aumentare le risorse disponibili rischia di produrre un effetto paradossale: più persone ammesse, ma meno risorse per ciascuna", osserva Mori.
L'associazione contesta inoltre la combinazione fra requisiti economici e intensità dell'assistenza richiesta per ottenere il contributo. Il rischio indicato è quello di "trasformare un riconoscimento della funzione sociale del caregiver in una misura rivolta prevalentemente alle situazioni di maggiore povertà".
Giovani caregiver, rimane il problema dei minori
Cittadinanzattiva richiama infine l'attenzione sui giovani che assumono responsabilità di assistenza all'interno della famiglia, con particolare riferimento ai minorenni.
Secondo Mori, i minori "possono assumere responsabilità di cura molto significative" e avrebbero quindi bisogno di "riconoscimento, sostegno e interventi di sollievo".
Il passaggio parlamentare segna comunque un avanzamento nel percorso verso una disciplina nazionale del caregiver familiare. Il confronto si concentra ora sui criteri con cui il riconoscimento giuridico si tradurrà in accesso effettivo alle tutele, e quindi sulla platea delle persone che potranno beneficiarne.




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