Uno studio effettuato presso il “Department of Pharmacy Services, University of Kentucky” (USA) ha posto l’attenzione sull’ impatto che le terapie farmacologiche comunemente utilizzate per la cura dell’ insufficienza cardiaca hanno sui pazienti. Sempre più spesso infatti, pazienti con insufficienza cardiaca o con malattie progressive, manifestano un indebolimento fisico dovuto ad una malnutrizione.
Si verifica così cachessia, una grave forma di deperimento organico che porta ad un progressivo deterioramento di tutte le funzioni metaboliche, e che è caratterizzata da una scarsa assunzione di vitamine e minerali. Purtoppo ciò accade perché le terapie di base per la cura di tale patologia come i diuretici, gli inibitori dell’enzima che porta alla conversione dell’ angiotensina, i bloccanti del recettore dell’angiotensina, gli antagonisti dell’ aldosterone e i beta-bloccanti adrenergici, possono provocare alcune anomalie e predisporre il paziente al deficit di alcune vitamine ed alcuni nutrienti. Le evidenze delle sperimentazioni cliniche che prevedono una terapia di supplementazione con minerali e vitamine nei pazienti con insufficienza cardiaca sono ancora limitate, fatta eccezione di alcuni elementi come il calcio la vitamina D, la tiramina, e la carenza di coenzima Q10.
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