
La depressione, se non adeguatamente diagnosticata e trattata, può diventare un disturbo altamente invalidante, con costi sociali molto elevati; secondo stime dell’OMS, nel 2020 la depressione sarà la seconda causa di invalidità per malattia. La schizofrenia aumenta in maniera omogenea con il crescere del livello di urbanizzazione, inoltre, nei pazienti schizofrenici, si è evidenziata elevata comorbidità con malattie somatiche, in particolare con disturbi cardiovascolari e presenza di infezioni da HIV ed epatiti. Secondo studi riportati nel rapporto Eurispes – Telefono Azzurro di fine 2007, il rischio di sviluppare un problema psichiatrico secondario è molto elevato tra i minori con disabilità persistenti (fino all’80%); studi recenti hanno evidenziato che molti disturbi mentali dell’età adulta sono preceduti da disturbi dell’età evolutiva-adolescenziale: abusi o maltrattamenti subiti in età infantile possono predire il futuro disturbo psichiatrico che il bambino potrà sviluppare da adulto. Disturbi dell’umore del postpartum possono essere correlabili a fattori di rischio psicosociali: età adolescenziale, assenza del padre, supporto sociale limitato, conflitto coniugale, ambivalenza riguardo alla gravidanza.

Secondo l’OMS, metà dei disturbi mentali esordisce prima dei 14 anni e tre quarti entro i 24. All’EPA Regional Meeting di Napoli, prevenzione, diagnosi precoce, nuove terapie e intelligenza artificiale al centro del confronto tra specialisti europei.

Dal chemsex all'ADHD e al disagio adolescenziale, FeDerSerD richiama l'attenzione sui bisogni emergenti. MMG e SerD possono rafforzare diagnosi precoce e continuità delle cure.

Uno studio preliminare presentato al congresso ECNP di Monaco evidenzia, nelle donne trattate con basse dosi di LSD, tempi di reazione più rapidi e meno cali attentivi rispetto al placebo. Negli uomini non sono emersi effetti analoghi.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su JAMA Network Open ha analizzato 19 studi per quasi 16 milioni di partecipanti. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è associato a una maggiore mortalità, mentre l’uso dei farmaci
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