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Cardiologi in campo per la gestione del profilo lipidico

Cardiologia Redazione DottNet | 07/10/2009 17:58

Non basta alimentarsi correttamente, ridurre il colesterolo cattivo (Ldl) e fare attività fisica per prevenire malattie cardiovascolari e infarto.

E' necessario un nuovo approccio alla 'gestione globale' del profilo lipidico per abbassare anche il cosiddetto 'rischio residuo' che si associa a bassi livelli di colesterolo buono (Hdl) e alti livelli di trigliceridi. Questo il risultato della 'Consensus Conference' promossa dalla Società Italiana di Terapia Clinica e Sperimentale (SITeCS) e reso pubblico con una conferenza stampa a Milano. ''Obiettivo del documento di Consensus 2009 - afferma Alberico Catapano, presidente di SITeCS, che ha coordinato un gruppo di lavoro a cui hanno preso parte numerosi specialisti, da Massimo Chiariello a Giuseppe Mancia, da Pier Mannuccio Mannucci a Ovidio Brignoli - era proprio fare il punto sulla situazione attuale e sulle prospettive future circa la possibilità della classe medica di controllare fattori lipidici di rischio aggiuntivi'', quali Hdl e trigliceridi.

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Secondo Catapano, ''un'analisi degli studi clinici pubblicati e finalizzati alla riduzione del colesterolo Ldl, mostra come sia possibile ottenere una riduzione del rischio relativo compresa tra il 25 e il 40%, lasciando quindi esposto a eventi cardiovascolari oltre il 50% dei pazienti''. ''Mentre le statine - precisa Claudio Borghi, ordinario di Medicina Interna al Sant'Orsola Malpighi di Bologna - hanno dimostrato di essere efficaci soprattutto sui livelli di Ldl e solo secondariamente sui livelli di colesterolo buono e trigliceridi, si stanno affacciando trattamenti indirizzati prevalentemente al colesterolo Hdl, come la niacina e le sue nuove formulazioni, la cui efficacia potrebbe risultare di grande utilità per raggiungere lo scopo della modulazione globale del profilo lipidico''.

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