
Le linee guida, presentate in occasione del XXX° Congresso nazionale della società italiana di cardiologia invasiva (Gise), indicano criteri rigorosi da seguire: dalla tipologia della struttura, formazione degli operatori, ai trattamenti farmacologici praticati e all'educazione e riabilitazione post-infarto, fino ad arrivare ai risultati clinici ottenibili in termini di vite salvate e di qualità della vita dei pazienti sopravvissuti. Al progetto hanno collaborato anche il 118, la Società italiana di medicina d'urgenza (Simeu) e gli esperti di 'Joint commission', l'ente internazionale di certificazione della qualità in sanità che accredita strutture in tutto il mondo secondo criteri rigorosi e severi. ''Si tratta di un documento eccezionale - ha spiegato il presidente della Società italiana di cardiologia invasiva e Direttore della Divisione di cardiologia dell'Università di Catania, Corrado Tamburino - per la prima volta cardiologi, emodinamisti, medici d'urgenza infermieri e 118, si sono seduti attorno a un tavolo a discutere non in astratto, ma cercando di individuare quali modalità organizzative mettere in atto per generare il miglior servizio possibile per tutti i pazienti''. Ma la cardiologia oggi volge lo sguardo con apprensione anche ai giovani, le cui abitudini di vita rischiano di spezzare troppo presto un equilibrio che cade, in questi casi, con i primi capelli bianchi.




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