Canali Minisiti ECM

Abitudini alimentari correlate ai fattori di rischio cardiovascolare e non ai markers dell’infiammazione

Nutrizione Tania Vuoso | 23/10/2009 12:37

Uno studio effettuato sulla popolazione eschimese, ha evidenziato che, nonostante una dieta ricca di olio di fegato di merluzzo ed una frequente attività sportiva, è aumentato il numero di pazienti affetti da malattia coronarica.

Alla base di questo dato, risiede un cambiamento dello stile di vita. E’ stata condotta un analisi “cross-sectional” per valutare le abitudini alimentari degli eschimesi e correlarle ad i fattori di rischio cardiovascolari compresi i markers dell’infiammazione. Inizialmente attraverso l’uso dei dati dell’FFQ raccolti tra 2000-2004 sono state identificate le abitudini alimentari degli eschimesi. Sono stati riscontrati quattro differenti modelli alimentari: un modello tradizionale e tre basati sull’acquisto del cibo di cui uno prevedeva l’uso di cibo sano.

pubblicità

La dieta tradizionale era associata ad una riduzione dei trigliceridi (P < 0.001) e della pressione(P = 0.04), ma anche ad un lieve aumento del colesterolo LDL (LDL-C) (P = 0.05). Mentre la dieta a base di alimenti sani era associata ad un trend verso la riduzione dei livelli di LDL-C (P = 0.09), la dieta a base di bevande e zuccheri era associata ad un aumento delle LDL-C (P = 0.02). L’alimentazione non era correlata ai markers infiammatori ne allo sviluppo patogeno. Questi dati mostrano che la dieta tradizionale è correlata ad un minore rischio di patologie cardiovascolari.

Commenti

I Correlati

Un Manifesto traccia le linee di intervento: dare priorità all’obesità come malattia non trasmissibile, costruire l’alfabetizzazione sanitaria, ottimizzare le strategie di prevenzione, migliorare i servizi alla persona

La correlazione emerge per la prima volta da uno studio condotto presso l'Università della California, a Riverside, e pubblicato sul Journal of Clinical Investigation Insight

I ricercatori del Labanof dell’Università Statale di Milano hanno esaminato due scheletri di donne e dei loro feti, con deformità attribuibili all'osteomalacia, una patologia legata alla fragilità ossea e associata alla carenza di vitamina D

Lo rivela uno studio effettuato su 1771 studenti di 48 scuole elementari pubbliche di Madrid

Ti potrebbero interessare

Un Manifesto traccia le linee di intervento: dare priorità all’obesità come malattia non trasmissibile, costruire l’alfabetizzazione sanitaria, ottimizzare le strategie di prevenzione, migliorare i servizi alla persona

Un’équipe multidisciplinare accompagna i pazienti con anoressia, bulimia e binge eating attraverso percorsi terapeutici personalizzati e assistenza clinica completa.

Secondo SINPIA e FNOPo i disturbi del comportamento alimentare sono in aumento tra adolescenti e giovani donne. In Italia oltre 3 milioni di persone ne soffrono.

Ultime News

Più letti