
Negli ultimi anni i progressi della medicina, soprattutto nella cura delle malattie cardiovascolari e dei tumori, hanno contribuito ad allungare la vita media degli italiani. Quello che conta davvero non è l’immortalità ma vivere più a lungo, ammalandosi meno. La ricerca medico-scientifica punta prima di tutto a curare i mali che accorciano o rovinano la vita e che spesso hanno anche un forte impatto sociale.
Pensiamo ad esempio all’osteoporosi. La compromissione della resistenza dell’osso, negli anziani – spiega il prof. Salvatore Minisola dell’Università La Sapienza di Roma che interverrà al convegno – predispone ad un aumento del rischio di fratture soprattutto delle vertebre e del femore che comportano disabilità, riduzione della qualità della vita e aumento dei costi sanitari, sociali ed economici. Non sempre infatti viene riacquistata l’autosufficienza. E tante persone richiedono cure a lungo termine, assistenza continua e spesso il ricovero in case di riposo.
Ma non dimentichiamo malattie come la fibrillazione atriale, di cui parlerà a Terza Età il prof. Claudio Tondo direttore della cardiologia 2 del Sancamillo Forlanini di Roma, che è il disturbo cardiaco più frequente nella popolazione sopra i 70 anni, soprattutto tra gli uomini. Ed è la prima causa dell’ictus.
Oppure patologie come la degenerazione maculare senile, su cui interverrà la professoressa Monica Varano della Fondazione Bietti, una malattia progressiva che costituisce la maggiore causa di cecità nei pazienti con più di 60 anni di età. E alcune forme tumorali che colpiscono in maniera più forte gli anziani. Il cancro del colon retto, ad esempio, di cui parleranno il professor Roberto Labianca degli Ospedali Riuniti di Bergamo e il professor Giuseppe Tonini dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.


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