
«Il buon invecchiamento è legato soprattutto agli ormoni che da anni si occupa di medicina anti-aging, facendo particolare attenzione agli aspetti ormonali - e, più in particolare, viene ostacolato dalla diminuzione dei livelli di alcune di queste molecole, processo che avviene fisiologicamente con il passare del tempo» ha dichiarato Thierry Hertoghe, Presidente EAQUALL, coordinatore scientifico Anti-Aging Medical Therapeutics della Università di Charleroi (Belgio), durante il I Congresso Internazionale di Medicina Predi-Preventiva e Rigenerativa, svoltosi in questi giorni a Milano presso l’Università della Terza Età.
Per contrastare il calo ormonale, sono state studiate strategie innovative, con un solo principale obbiettivo: colmare i vuoti lasciati dalle diminuzioni fisiologiche di ormoni. La novità rispetto alle vecchie terapie ormonali sta nel fatto che si utilizzano molecole del tutto nuove per la medicina anti-aging. Tra queste la vasopressina, che causa ritenzione idrica e sembra l’alleato ideale per migliorare l’aspetto della pelle del volto, distendendo i tessuti e riempiendo solchi e segni del tempo, e il melanotan II, un derivato sintetico dell’MSH (l’ormone che stimola i melanociti) che aiuta a controllare le infiammazioni e sostiene l’abbronzatura.




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