
L'esercizio fisico riduce il rischio di mortalità nei malati di cancro alla prostata, gli effetti benefici si hanno già con soli quindici minuti di attività giornaliera e il rapporto tra rischio di mortalità e attività fisica è inversamente proporzionale, dunque, maggiore è l'esercizio, minore il rischio di decesso: sono questi, in sintesi, i risultati emersi da una ricerca condotta dalla Harvard School of Public Health di Boston. Sono stati oltre duemila e seicento i pazienti arruolati nello studio e la cui attività fisica è stata valutata misurata prima e dopo la diagnosi di cancro prostatico. L'unità di misura utilizzata nello studio per misurare il dispendio energetico è il MET (Metabolic Equivalent Task). I ricercatori hanno scoperto che i pazienti che svolgevano un'attività pari a 3 o più MET per almeno tre ore a settimana, cioè pari ad un'attività fisica moderata di circa 15 minuti al giorno, riportavano un rischio di mortalità del 35% più basso rispetto ai controlli che non praticavano attività fisica alcuna. Gli uomini che avevano effettuato un'attività fisica consistente in camminate di 4 ore o più in una settimana - messi a confronto con chi aveva fatto solo 20 minuti o meno di camminata in una settimana - hanno fatto registrare una riduzione del 23% del rischio di mortalità complessivo, ossia, non soltanto per carcinoma della prostata. Camminare a passo svelto per 90 minuti ridurrebbe il rischio del 51%, rispetto al camminare per lo stesso lasso di tempo a passo tranquillo.



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