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Ai tropici o sulla neve: le regole degli specialisti per chi ha cara la pelle

Dermatologia

Sia ben chiaro, però: prendere il sole non è proibito. Anzi, un’insufficiente esposizione ai suoi raggi e la carenza di vitamina D (che l’organismo sintetizza in gran parte proprio grazie all’azione dei raggi ultravioletti assorbiti dalla pelle) sono connessi a numerose patologie, come le malattie auto-immuni, le infezioni, i disturbi cardiovascolari e persino i tumori. Il pericolo, semmai, sono le esposizioni intense su aree del corpo poco abituate al sole e le scottature ripetute, in particolare nei più piccoli. E a riprova del fatto che il rischio non sia nell’esposizione solare in sé ci sono le statistiche: la maggior parte dei melanomi, infatti, si sviluppa in aree del corpo normalmente non esposte al sole, mentre rari sono i casi al volto e alle mani, scoperti tutto l’anno. E se il sole è un alleato prezioso, può diventare pericoloso preso in dosi massicce e senza ricorrere alle comuni precauzioni dettate dal buon senso. Insomma, attenzione soprattutto durante i weekend «mordi e fuggi» o le vacanze brevi e fuori stagione (quando la pelle è «fuori allenamento») e in montagna, dove il freddo induce ad abbassare la guardia, ma le radiazioni ultraviolette Uva e Uvb sono intensificate dall’azione riflettente della neve. Insomma, è bene esporsi gradualmente, evitare le ore più calde della giornata, usare una crema protettiva adeguata al proprio tipo di pelle per evitare le scottature (le uniche pericolose per lo sviluppo di un melanoma) e che facciano attenzione soprattutto le persone con una carnagione molto chiara.
Ecco quindi quali sono, secondo Gian Marco Tomassini coordinatore nazionale Gruppo Melanoma dell’Adoi (Associazione dermatologi ospedalieri italiani), le regole per una corretta abbronzatura. Primo, utilizzare una crema protettiva anche all’aria aperta e anche se non c’è il sole: «Con il cielo coperto passa il 90 per cento dei raggi ultravioletti – spiega l’esperto -.

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Per cui, soprattutto ai tropici, anche sotto l’ombrellone, non si è mai protetti abbastanza. Secondo, la luce riflessa è comunque pericolosa e quindi va usata lo stesso una crema protettiva: neve, sabbia, acqua ed erba riflettono la luce solare potenziandone l’effetto sulla pelle: «La neve – precisa Tomassini, che è anche dirigente medico dell’unità di Dermatologia dell’Azienda ospedaliera di Perugia – è quella che riflette di più, fino all’80 per cento degli ultravioletti e quindi in montagna è buona regola applicare una crema con fattore di protezione molto alto». Inoltre, ad altitudini elevate è più facile scottarsi perchè le radiazioni ultraviolette di tipo B (responsabili di eritemi e ustioni solari) aumentano del quattro per cento ogni 300 metri di altezza. E poi, attenti alle creme: non tutti i filtri solari sono regolamentari. Vanno utilizzati quelli che seguono le indicazioni europee Colipa (European Cosmetic Toiletry and Perfumery Association), che garantiscono protezione da Uvb e da Uva. «Un filtro protettivo – continua Tomasssini – deve avere un indice di Spf (Sun Protection Factor) superiore a 6: tra 6 e 10 è basso, tra 15 e 25 è medio, tra 30 e 50 è alto e oltre 50 è molto alto. Bisogna ricordarsi di riapplicare la crema ogni due ore in quantità sufficienti e, soprattutto, le creme a elevata protezione non vanno utilizzate per esporsi al sole per un tempo eccessivamente prolungato». E ancora: meglio non esporsi al sole tra le 12 e le 16, quando c’è la massima irradiazione solare e il rischio di scottature è elevato. L’abbronzatura più sana e durevole è quella della prima mattina e del pomeriggio, perchè i raggi colpiscono obliquamente. Ovviamente, ai tropici il pericolo è maggiore perchè il sole ha un minore strato di atmosfera da attraversare e quindi le radiazioni arrivano sulla superficie terrestre molto più intensamente.
 

Dermatologia
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