
Alla base di questi problemi - sottolinea una nota - le condizioni socioeconomiche svantaggiate delle famiglie e delle donne immigrate e vari fattori che ne ostacolano l'accesso ai servizi sanitari durante la gravidanza. Le donne straniere, infatti, rispetto a quelle italiane sono mediamente più giovani (29,3 anni contro 32,5) e quindi teoricamente a minore rischio, ma partoriscono bambini che presentano più problemi clinici. "I rischi di nascita pre-termine, cioè prima delle 37 settimane di gestazione, e di mortalità perinatale - ha evidenziato Mario De Curtis, direttore dell'Unità di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale all'Umberto I - sono ridotti nei Paesi con una forte politica di integrazione. Occorre dunque facilitare l'accesso ai servizi sanitari delle donne immigrate in gravidanza e dei loro bambini nei primi mesi di vita. E una precoce acquisizione della cittadinanza potrebbe contribuire all'integrazione e anche al successivo sviluppo di questi piccoli".




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