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Lazio: in 10 anni 17 mila bebè all'Umberto I Roma, 22,5% da madri straniere

Ginecologia

Alla base di questi problemi - sottolinea una nota - le condizioni socioeconomiche svantaggiate delle famiglie e delle donne immigrate e vari fattori che ne ostacolano l'accesso ai servizi sanitari durante la gravidanza. Le donne straniere, infatti, rispetto a quelle italiane sono mediamente più giovani (29,3 anni contro 32,5) e quindi teoricamente a minore rischio, ma partoriscono bambini che presentano più problemi clinici. "I rischi di nascita pre-termine, cioè prima delle 37 settimane di gestazione, e di mortalità perinatale - ha evidenziato Mario De Curtis, direttore dell'Unità di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale all'Umberto I - sono ridotti nei Paesi con una forte politica di integrazione. Occorre dunque facilitare l'accesso ai servizi sanitari delle donne immigrate in gravidanza e dei loro bambini nei primi mesi di vita. E una precoce acquisizione della cittadinanza potrebbe contribuire all'integrazione e anche al successivo sviluppo di questi piccoli".

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All'Umberto I, dove si ha la più elevata concentrazione di neonati a rischio della Regione Lazio, negli ultimi 10 anni i nati pre-termine sono stati più numerosi tra i figli di donne immigrate, rispetto a quelli delle italiane: 15,4% contro 14%. Questa differenza era presente anche nei nati con peso alla nascita inferiore a 1.000 grammi (1,6% dei figli di donne straniere e 1,2% degli italiani), quelli più a rischio di malattia e di morte. I nati da donne immigrate denotavano infine una maggiore frequenza di depressione alla nascita, traumi ostetrici, disturbi metabolici, all’immunizzazione Rh, malformazioni e mortalità ospedaliera.

Ginecologia
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