
L'uso di farmaci convenzionali (giudicati efficaci dal 60%, ma molto efficaci solo per il 15,9%) viene solo dopo terapia psicologica e gruppi di mutuo-aiuto, considerate le pratiche più utili rispettivamente nell'83,1% (nel 36% molto efficaci) e 75,2% (nel 27% circa molto efficaci) dei casi. Le donne, infatti, ritengono che i farmaci attualmente disponibili abbiano solo effetti limitati nel tempo, senza risolvere le cause principali del male oscuro. E proprio chi conosce la malattia assegna un giudizio più basso ai medicinali, rispetto a chi non l'ha mai incontrata. Numeri importanti, che denunciano un gap tra il livello di aspettativa delle donne e le cure farmacologiche oggi disponibili, notano dall'osservatorio Onda.
La conoscenza dei sintomi, invece, "è buona ma può ancora essere migliorata: il 40,3% - prosegue Onda - li sa riconoscere e sa quant'è importante agire tempestivamente". Il punto di riferimento rimane il medico di famiglia (29% delle donne), seguito da familiari (23%), psicologo (15%) e psichiatra (13%). "La depressione è una malattia subdola - afferma Francesca Merzagora, presidente di Onda - che si insinua nella vita delle donne alienandola. Loro ne sono consapevoli e
sono abbastanza informate su manifestazioni e campanelli di allarme. Ma la temono più del tumore al seno, come emerge dai dati presentati oggi, perché non hanno fiducia nelle cure attuali".
Fonte: AndKronos




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.