
A oggi, continua la ricercatrice, "una diagnosi di probabilità precoce è possibile solo se si effettuano, tutti insieme, risonanza magnetica dell'encefalo ad alta definizione, studi morfometrici (misurano il volume di alcune specifiche aree cerebrali), Pet o Spect,test neuropsicologici accurati ed esame del sangue per rischio genetico: esami molto costosi e difficilmente effettuabili in un'unica struttura". Alla sperimentazione, che durerà 3 anni, verranno sottoposte 250 persone, tutte di età compresa tra i 60 e gli 80 anni: 150 affette da lieve declino cognitivo, 50 con morbo di Alzheimer conclamato e 50 soggetti sani, come gruppo di controllo. Il progetto complessivo sarà finanziato dal ministero della Salute per una cifra totale di 430 mila euro. Il gruppo di lavoro dell'università di Foggia fornirà indirizzi per l'analisi dei segnali degli esami clinici, mentre i ricercatori dell'Irccs di Oasi Troina si occuperanno della valutazione genetica dei soggetti coinvolti nell'esperimento. La ricerca, infatti, si propone di trovare anche eventuali correlazioni tra predisposizione genetica e attività cerebrale nei casi di Alzheimer.
I risultati preliminari dello studio saranno disponibili entro la fine del 2010. In Italia, secondo quanto rilevato dallo studio Ilsa (Italian Longitudinal Study on Aging), la demenza senile interessa il 5,3% degli uomini ultrasessantacinquenni e il 7,2 % delle donne della stessa età. La malattia di Alzheimer è la forma più frequente di demenza in Europa, Stati Uniti e Canada, rappresentando dal 50% all'80% dei casi totali. La prevalenza specifica di questa patologia arriva al 40% nel gruppo di età compreso tra gli 85 e gli 89 anni: dati che evidenziano come l'Alzheimer sia oggi uno dei problemi più urgenti da risolvere per una migliore organizzazione dei servizi sanitari, visto il consistente aumento della popolazione in questa fascia d'età.
Fonte: Adnkronos




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.