Canali Minisiti ECM

Medicina rigenerativa anti-invecchiamento: scoperto gene highlander che cela immortalità cellule embrionali

Dermatologia | 31/03/2010 17:06

Altro che elisir di lunga vita. Il segreto dell'immortalità delle cellule staminali embrionali si cela nel Dna, in particolare nel 'gene di Highlander': Zscan4. E' uno solo e, come accadeva al celebre personaggio del film, rende immortali le cellule 'bambine' embrionali. Lo spiega su 'Nature' un team di ricercatori del National Institute on Aging (Nia), parte dei National Institutes of Health americani (Nih), fra i quali anche l'italiano Geppino Falco.
L'eccezionale scoperta, ottenuta sui topi dal team diretto da Minoru Ko, potrà avere importanti riflessi sulle ricerche anti-invecchiamento. Ma anche sulla biologia delle cellule staminali e per la medicina rigenerativa.

Le staminali, infatti, insieme all'abilità di trasformarsi in ogni tipo di 'mattoncino' che compone l'organismo, possono produrre anche infinite generazioni di nuove cellule bambine, perfettamente operative. Insomma, sono praticamente immortali, dal momento che possono dividersi all'infinito per produrre successive generazioni di staminali embrionali. Finora, però, il meccanismo attraverso il quale queste cellule bambine sfuggivano alle leggi della mortalità era, di fatto, un mistero. Si erano fatte diverse ipotesi, ma ora il team americano ha scoperto che è proprio il gene Zscan4 a comandare il ringiovanimento continuo delle staminali embrionali. Questo, spiegano, ringiovanendo di volta in volta i loro telomeri (le parti terminali che proteggono i cromosomi, che normalmente si accorciano con il tempo).

pubblicità

Quando il gene di Highlander si attiva, infatti, ringiovanisce le staminali, restituendo loro il vigore originario. Il gene, però, non è sempre acceso, ma ogni tanto si spegne: dunque il processo alla base dell'immortalità di queste cellule è una sorta di ciclo che prevede accensioni a intermittenza del gene nel mirino, chiave per il ringiovanimento. Dopo aver fatto luce su questo meccanismo nei topi, i ricercatori stanno già conducendo degli studi per capire se è attivo anche nelle cellule umane.
Fonte: Adnkronos
 

Commenti

I Correlati

Negli adolescenti la dermatite atopica è associata a un notevole carico psicologico: maggiore vulnerabilità, rabbia, ansia e insicurezza

La campagna promossa da Johnson & Johnson in partnership con APIAFCO – Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza ha l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sulla psoriasi e offrire screening gratuiti

Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Jama Dermatology e condotto presso l'Università di San Francisco su due ampi campioni di individui

L’assunzione del principio attivo Baricitinib, il primo approvato nel 2022 per i pazienti adulti con alopecia areata grave si è dimostrata ancora più efficace sui pazienti curati nella vita reale rispetto a quelli trattati negli studi registrativi

Ti potrebbero interessare

Al congresso Sidemast di Rimini i dermatologi chiedono un nuovo modello interpretativo del sintomo: il prurito va riconosciuto come malattia e possibile segnale di patologie sistemiche, da affrontare con diagnosi multidisciplinari e terapie di precis

Dall’intelligenza artificiale alle terapie avanzate fino alle sfide organizzative del Ssn. A Rimini il 99° congresso nazionale fa il punto su una disciplina in piena trasformazione

Nuove evidenze su Mff rivelano un ruolo chiave nella regolazione dei melanosomi e della melanina, con implicazioni per melanoma e patologie cutanee rare.

Ultime News

Più letti