
In Francia, dove l'utilizzo della pillola abortiva e' autorizzato dal 1988 per l'interruzione di gravidanze indesiderate fino alla fine della quinta settimana (49 giorni dall'ultimo ciclo mestruale), ''la polemica non durò a lungo'', spiega il biochimico, che ricorda tuttavia un'intervista tv in cui un ricercatore cattolico, di cui tra l'altro aveva stima, lo accusò di ''provocare con questo farmaco più morti di Stalin ed Hitler messi insieme''. ''Dopo l'ok della missione ministeriale, nel nostro Paese c'è stata subito una forte polemica delle associazioni cosiddette 'pro life' e della Chiesa tant'è che i dirigenti dell'azienda produttrice della Ru486 pensarono di sospenderne la distribuzione'', commenta il ricercatore. Allora intervenne il ministro della Sanità, Claude Evin, con una frase che Baulieu ha conservato ben impressa nella memoria: ''questa pillola, questo progresso non appartiene a un'industria ma appartiene alle donne''. E in breve tempo la polemica si spense. All'appello del Papa contro la pillola abortiva che esorta i cattolici a rifiutare ''leggi ingiuste'' Baulieu risponde che ''non sono per nulla leggi ingiuste'' e che quelli che il pontefice chiama ''bambini innocenti uccisi'' non sono ancora ''bambini''. ''Fare un figlio - continua - è una decisione e un diritto di una donna. Sono le donne e i loro diritti che sono in gioco. E' sempre così: quando c'è un'alleanza tra donne e scienza gli uomini hanno paura e cercano di imporre divieti''. Ai neogovernatori di Piemonte e Veneto, Roberto Cota e Luca Zaia, dice che la Ru486 ''non banalizza l'aborto'', soltanto lo rende più sicuro. Il numero degli aborti dalla sua introduzione in Francia è rimasto abbastanza stabile. ''Ma io ho fiducia - conclude Baulieu - La polemica si spegnerà a breve''.
Dal primo aprile, dunque, ufficialmente la pillola abortiva RU486 può essere distribuita in Italia e richiesta dalle farmacie ospedaliere. Un via libera che ha rappresentato un vero e proprio terremoto per l'Italia delle Regioni. Ed è guerra di regole: sulla battaglia tra gli stop and go dei neogovernatori regionali si innesca un'altra lotta a colpi di diritto, norme e cavilli.




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