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Occhi fonte promettente di cellule staminali che producono insulina

Diabetologia

"Abbiamo verificato che le staminali del limbus hanno una notevole capacità di crescita in vitro - prosegue la ricercatrice - per cui rappresentano una buona sorgente da cui ottenere beta-cellule. Inoltre, le cellule limbali non creano i problemi etici e tecnici relativi all'uso di staminali embrionali". Non solo. "Le cellule del limbus - fa notare Giordano - sono anche poco immunogeniche: questo rappresenta un notevole vantaggio perché se, in futuro, si dovesse confermare la possibilità di trapiantare le beta-cellule così ottenute nei pazienti, avremo un bassissimo rischio di rigetto". Gli studi sulle cellule staminali per la produzione di beta-cellule prendono le mosse dalla constatazione della difficoltà al largo impiego dei trapianti di isole pancreatiche: alla cronica mancanza di donatori si aggiungono i deludenti risultati degli studi clinici più recenti, che hanno mostrato che le isole trapiantate hanno vita breve e dopo qualche mese è purtroppo necessario tornare alla somministrazione di insulina. Da qui l'idea di cercare fonti alternative di beta-cellule. “Oggi sappiamo perfettamente - riconosce l'esperta - quali sono i fattori a cui dobbiamo esporre le staminali per stimolarne la differenziazione in beta-cellule. Naturalmente la beta-cellula è molto particolare, perché non deve solo sintetizzare insulina, ma farlo 'sentendo' la quantità di glucosio in circolo e rispondendo in maniera adeguata a questo stimolo. La prospettiva futura è prelevare le staminali dal paziente stesso, farle crescere e differenziare in laboratorio e poi reinserirle quando sono trasformate in beta-cellule. Le beta-cellule ottenute potrebbero essere conservate in apposite 'banche', così da poter ripetere le inoculazioni se il trattamento non è stato inizialmente efficace". "Il limbus rappresenta una promettente fonte di beta-cellule, come altre cellule staminali adulte, ad oggi al vaglio della comunità scientifica - spiega Giordano - La speranza è poter passare ai test sull'uomo, ma naturalmente i tempi della ricerca possono essere lunghi e per adesso parliamo di prospettive e speranze che devono essere ben verificate nella loro praticabilità, efficacia e sicurezza". Per il momento le uniche esperienze su pazienti diabetici sono relative all'impiego del trapianto autologo non mieloablativo di cellule staminali: in Brasile, in uno studio pilota, sono state prelevate dal midollo osseo cellule staminali a pazienti diabetici di tipo 1, successivamente trattati per azzerare il midollo osseo; infine gli stessi soggetti hanno ricevuto le proprie cellule midollari prelevate in precedenza. Sebbene lo studio non abbia incluso un gruppo di controllo, alcuni pazienti non hanno avuto bisogno di terapia insulinica per un periodo medio di 31 mesi. "Il procedimento pare che possa portare alle beta-cellule dell'organismo del paziente una sorta di messaggio di rigenerazione: le cellule cioè 'reimparano' a produrre insulina - chiarisce Giordano - Si tratta però di esperienze isolate, con risultati ancora in corso di valutazione, attraverso un metodo indubbiamente pesante per il paziente. La speranza è poter passare presto a tecniche di medicina rigenerativa più semplici ed efficaci: la ricerca, oggi, guarda in questa direzione", conclude la studiosa.

 

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Fonte:adnkronos

Diabetologia
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