|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Ipertensione: l’80% dei medici la sottovaluta con gravi rischi per i pazienti

Cardiologia

Preso in esame il vissuto professionale di 2.629 tra ambulatoriali e ospedalieri in tutta Europa, età media 45,6 anni. L'82% degli intervistati ritiene che i target di pressione fissati dalle linee guida Esh-Esc (140/90 mmHg e 130/80 mmHg per i diabetici) siano "corretti" o "non abbastanza stringenti", vale a dire che non viene presa in considerazione alcuna misura terapeutica, il 29% dei medici reputa soddisfacenti i valori di pressione arteriosa sistolica sopra il target 140 mmHg e il 15% si accontenta di valori di pressione arteriosa diastolica sopra 90 mmHg. I livelli di pressione che creerebbero preoccupazione sono significativamente più alti (149/92 mmHg) e il 50% dei medici si sente spinto a intervenire in maniera aggressiva solo quando i livelli pressori raggiungono soglie ancora più alte (168/100 mmHg). Inoltre i medici europei ritengono che mediamente il 47% dei loro pazienti non raggiunga i target di pressione arteriosa Esh-Esc ma stimano che solo il 34% rientri nei "Challenging Patients", i cosiddetti pazienti che non raggiungono i livelli pressori di 140/90 mmHg e quindi esposti a un rischio cardiovascolare più elevato. Quindi si evince che più del 10% dei pazienti fuori dai limiti Esh-Esc non viene trattato in maniera sufficientemente aggressiva oppure che il numero dei "Challenging Patients" viene considerato in modo errato e ridotto. Sottostimato anche il numero del successo delle terapie adottate. In Italia la percezione che i medici hanno riguardo al numero dei pazienti è 82% mentre in realtà sono 31%. Stesse condizioni in Francia (84% rispetto a 46%), Germania (85% rispetto a 40%), Spagna (88% rispetto a 40%) e Regno Unito (82% rispetto a 36%). Secondo Josep Redon, primario del reparto di Medicina Interna e dell'unità di Ipertensione del Policlinico universitario di Valencia, nonché condirettore dello studio Share, "il rischio associato a pressione arteriosa alta è ben documentato e qualsiasi paziente con pressione superiore a 140/90mmHg necessita di trattamento clinico costante per arrivare a raggiungere il target e ridurre il rischio cardiovascolare. Sottostimando il numero dei Challenging Patients, i medici non riescono a riconoscere la reale portata del peso sanitario ed economico associato a questa tipologia di pazienti". In Europa i livelli di controllo della pressione arteriosa tra i pazienti ipertesi sotto trattamento varia approssimativamente tra il 30 e il 50%. L'ipertensione rimane la principale causa di mortalità. Solo nel 2001 sono morti prematuramente 7,6 milioni di persone e quasi un quinto di tutte le disabilità corrette per l'aspettativa di vita in Europa viene attribuito agli effetti a lungo termine dell'ipertensione. Se non trattata l'ipertensione può portare a gravi complicazioni mediche come l'ictus e l'infarto. Eppure l'ipertensione rimane la malattia più prevenibile e curabile fra tutti gli eventi cardiovascolari. Sempre in Europa le malattie causate dall'ipertensione colpiscono 4,3 milioni di persone ogni anno e più di due terzi dei pazienti europei non beneficia di un adeguato controllo della pressione arteriosa. Il rischio cardiovascolare è legato sia ai livelli di pressione sistolica che a quelli diastolica. Per esempio, una meta-analisi dei dati prospettici su oltre un milione di adulti ha dimostrato che per le persone di età compresa tra 40 e 69 anni, ogni aumento di 20 mmHg nel valore normale di pressione sistolica, o un incremento di 10 mmHg nel valore normale di pressione diastolica, raddoppia il rischio di morte per malattie coronariche. Oltre al costo umano il mancato controllo dell'ipertensione comporta un costo economico rilevante, pari a più di 90 miliardi di euro l'anno. E le malattie cardiovascolari hanno un costo annuo per l'Ue di oltre 190 miliardi di euro, di cui 110 miliardi spesi per costi sanitari diretti e 82 miliardi per perdita di produttività e cure da parte dei familiari.

pubblicità

Ecco quindi il programma Share che prende le mosse dal Libro Bianco del 2008 pubblicato sul "Journal of Hypertension", il quale identificava una serie di sfide che impediscono ai pazienti ipertesi di raggiungere i target ottimali di pressione, individuando contestualmente raccomandazioni strategiche, fra cui la promozione della consapevolezza fra pazienti, medici e istituzioni dei rischi di un'ipertensione incontrollata e la necessità di costituire team sanitari multidisciplinari per una gestione ottimale dell'ipertensione e la semplificazione del trattamento mediante l'uso di terapie combinate. Il Comitato scientifico di Share, di cui fa parte anche il professore Claudio Ferri, e Daiichi Sankyo sono convinti che una maggiore comprensione del vissuto quotidiano dei medici e delle loro scelte terapeutiche riguardo ai "Challenging Patients" possa determinare maggiori opportunità per combattere questo "killer silenzioso" globale.

Cardiologia
Commenti

I Correlati

Baxdrostat, nuova opzione per ipertensione resistente
Cardiologia
Leggimi

Ultime News

Ti potrebbero interessare
Stenosi aortica, la rivoluzione della Tavi: la prima valvola si sceglie pensando già alla prossima
Cardiologia
Stenosi aortica, la rivoluzione della Tavi: la prima valvola si sceglie pensando già alla prossima
Con pazienti sempre più giovani e oltre 14.400 procedure all'anno in Italia, la pianificazione a lungo termine diventa il nuovo punto di riferimento della cardiologia interventistica
Preeclampsia, l’OMS lancia una roadmap globale per ridurre mortalità e complicanze
Cardiologia
Preeclampsia, l’OMS lancia una roadmap globale per ridurre mortalità e complicanze
L’OMS e i partner internazionali lanciano una roadmap globale 2026-2035 per contrastare preeclampsia ed eclampsia, rafforzando ricerca, diagnosi, accesso ai medicinali, assistenza clinica e sistemi sanitari.
Cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, diagnosi ancora tardive: al congresso ESC i dati a cinque anni di mavacamten
Congressi
Cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, diagnosi ancora tardive: al congresso ESC i dati a cinque anni di mavacamten
Gli esperti richiamano l'attenzione sulla diagnosi precoce e sull'importanza di estendere lo screening ai familiari dei pazienti
Cuore e diabete, cinque valori da controllare: parte lo screening UE
Cardiologia
Cuore e diabete, cinque valori da controllare: parte lo screening UE
Al via la prima Settimana europea dedicata alla prevenzione. Cardiologi, diabetologi ed esperti di obesità indicano i parametri per valutare precocemente il rischio

Siamo oltre 250.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.