
Quindi, le stesse modificazioni o non modificazioni funzionali che inducono i processi di rimodellamento sia strutturali sia non strutturali “devono” riverberare l’organizzazione strutturale. Infatti, se così non fosse potremmo trovarci di fronte ad una dicotomia di base: ovvero il nucleo diverso dal citoplasma e viceversa. Sotto questo aspetto, le stesse proteine con il loro corredo enzimatico rientrano nell’organizzazione strutturale, per cui le eventuali modificazioni – plasticità neurale e sinaptica – non possono che evidenziare le numerose possibilità, comunque, già inscritte nella struttura biologica del soggetto. Quindi, lo stesso fenomeno dell’adattabilità – a posteriori – “deve” rientrare nelle possibilità della organizzazione strutturale della Materia: ovvero, una determinata organizzazione strutturale – atomica-molecolare – ha in sé tutte i vari e possibili rimodellamenti plastici che si andranno ad osservare. Consequenzialmente, l’interazione organismo-ambiente sta a significare che una struttura non può prevalere sull’altra bensì deve - o meglio, è costretta ad - interagire. Tuttavia, bisogna anche non affascinarsi della fenomenologia interattiva, poiché essa è tale soltanto per l’osservatore, ma non per la Materia in sé.
ENRICO VENGA

Secondo l’OMS, metà dei disturbi mentali esordisce prima dei 14 anni e tre quarti entro i 24. All’EPA Regional Meeting di Napoli, prevenzione, diagnosi precoce, nuove terapie e intelligenza artificiale al centro del confronto tra specialisti europei.

Dal chemsex all'ADHD e al disagio adolescenziale, FeDerSerD richiama l'attenzione sui bisogni emergenti. MMG e SerD possono rafforzare diagnosi precoce e continuità delle cure.

Uno studio preliminare presentato al congresso ECNP di Monaco evidenzia, nelle donne trattate con basse dosi di LSD, tempi di reazione più rapidi e meno cali attentivi rispetto al placebo. Negli uomini non sono emersi effetti analoghi.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su JAMA Network Open ha analizzato 19 studi per quasi 16 milioni di partecipanti. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è associato a una maggiore mortalità, mentre l’uso dei farmaci
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