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RU 486, ecco le linee guida inviate alle regioni

Ginecologia

 Da oggi c'è un'indicazione ministeriale su come applicare i protocolli di utilizzo della RU486. Sono indicazioni di massima, non vincolanti per le Regioni, ma contengono il parere legislativo inviato dal ministro Sacconi alla Commissione Europea che richiama l'obbligo di attenersi alla legge 194, che prescrive che l'interruzione di gravidanza deve necessariamente avvenire in ospedale". Inoltre, le linee guida contengono "tre diversi pareri del Consiglio Superiore di Sanità, che tra l'altro stabilisce che il rischio del metodo di aborto farmacologico e' uguale a quello chirurgico solo se avviene in ospedale". Le linee guida prescrivono che la pillola abortiva possa essere usata entro i 49 giorni di gestazione, che la paziente debba firmare un consenso informato che contenga tra l'altro la disponibilità al ricovero ordinario fino al completamento della procedura e ad effettuare il controllo entro 14-21 giorni dalla dimissione. Va garantito, si legge, che "la donna abbia chiaramente compreso il percorso e la possibilità che vi aderisca compiutamente", e per le donne straniere "si deve accertare l'avvenuta comprensione linguistica della procedura e dei sintomi che la donna stessa deve valutare autonomamente". Per le minorenni, inoltre, "l'IVG farmacologica e' sconsigliabile, e quindi andrebbero escluse dalla procedura le minori senza il consenso dei genitori". E' già capitato più volte, dall'introduzione in Italia della pillola, che le donne firmassero e uscissero il giorno stesso della somministrazione: ma la dimissione volontaria "e' fortemente sconsigliata", perché "l'aborto potrebbe avvenire fuori dall'ospedale e comportare rischi anche seri per la salute della donna". Le pazienti, prescrive il documento ministeriale, devono essere chiaramente informate sul fatto che l'aborto chirurgico richiede una breve permanenza in ospedale, in genere 4-8 ore, mentre quello farmacologico "prevede un ricovero ordinario di circa 3 giorni", e che "nel 5 per cento dei casi è necessario sottoporsi comunque ad un intervento chirurgico di revisione della cavità uterina per completare l'aborto o fermare un'emorragia".

"Le Regioni che non seguiranno le indicazioni delle linee guida sull'uso della pillola abortiva RU486 'se ne assumeranno la responsabilità' - aggiunge il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella - .Anche se le linee guida non sono vincolanti per le Regioni bisogna tenere conto del parere dato dall'allora ministro della Salute Sacconi all'Unione Europea". 'Il parere del ministro - ha affermato Roccella - era che il farmaco venisse riconosciuto solo prevedendo il ricovero delle pazienti per tutta la procedura. Se sul lungo periodo si vedrà che questo criterio non è applicato il governo ne dovrà tenere conto. Noi ci siamo presi la nostra responsabilità emanando le linee guida - ha concluso Roccella - le Regioni si assumeranno la loro'. Le linee guida, che erano state presentate lo scorso 25 giugno e che sono state inviate ora alle Regioni, prevedono che le pazienti rimangano ricoverate fino 'all'espulsione del materiale abortivo', e la firma da parte delle donne di un consenso informato prima della procedura. Secondo il sottosegretario se le donne sceglieranno di firmare le dimissioni volontarie dopo l'assunzione della prima delle due pillole tornando poi dopo tre giorni per assumere la seconda c'è anche il rischio per gli ospedali di 'irregolarità amministrative': 'Le dimissioni volontarie sono una rinuncia al trattamento - ha spiegato Roccella - dal punto di vista amministrativo se si torna a casa dopo la prima pillola e' come se la gravidanza fosse in atto, e no si sa con quale Drg poi si possa venire riammessi. Vogliamo sottolineare questo dato - ha aggiunto il sottosegretario – perché siamo convinti che le donne non scelgono di tornare a casa se non c'è una struttura sanitaria che preme per questo, mentre se vogliamo mantenere l'aborto all'interno della legge 194 dobbiamo dare le stesse garanzie e tutele'. Il ministero ha inviato dei questionari per il monitoraggio dell'utilizzo della pillola Ru486, ma i primi dati non verranno resi noti prima di sei mesi. Le linee guida prescrivono che la pillola abortiva possa essere usata entro i 49 giorni di gestazione, che la paziente debba firmare un consenso informato che contenga la disponibilità al ricovero fino alla fine della procedura e ad effettuare il controllo entro 14-21 giorni dalla dimissione.  Per le minorenni, inoltre, il documento prevede che sia indispensabile il consenso dei genitori, mentre non è sufficiente quello di un giudice. Il punto più 'critico', come detto, rimane il ricovero: 'Le linee guida contengono tre diversi pareri del Consiglio Superiore di Sanità - ha ricordato Roccella - che tra l'altro stabiliscono che il rischio del metodo di aborto farmacologico è uguale a quello chirurgico solo se avviene in ospedale'.

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Ginecologia
Commenti
FF
Flavia Di Francesco
La legge 194 del 1978 non prevede in nessun punto la necessità del ricovero in Ospedale , ma solo la necessità che la procedura abortiva sia seguita e monitorizzata da una struttura pubblica o accreditata. Se l'aborto PRECOCE avviene a casa o al lavoro non succede proprio nulla alla paziente come testimoniano le migliaia di ABORTI SPONTANEI PRECOCI che avvengono in Italia tutti i giorni.Figuriamoci entro 49 gg che equivalgono a 7 settimane appena ,contro i 63 gg di altri paesi europei !!!!!!!!!!!!!!! Non è vero che l'aborto farmacologico comporta più rischi di quello chirurgico. Ultima cattiveria è quella di negare od ostacolare la somministrazione della RU- 486 alle minori, preferendo la possibilità di bucare loro l'utero con la procedura chirurgica.Ultima cosa: che cosa sta a fare una madre di famiglia parcheggiata in Ospedale 3-5 gg ad aspettare l'espulsione ? Ha così tante risorse lo Stato Italiano o è sempre la solita ipocrisia?
Rispondi
15/07/2010 11:21
LC
Luigi Casadei
Si attendono le prossime linee guida per far sì che il Sole giri intorno alla Terra, come correttamente dovrebbe essere: le Regioni sono invitate a vigilare affinché le direttive del governo in materia non siano disattese!
Rispondi
15/07/2010 02:04
?
ma allora le donne di tutta Europa rischiano la vita dato che non sono ospedalizzate!!!!!! Vergognamoci del nostro ministero della salute massimo farneti
Rispondi
14/07/2010 13:41

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