
Il gruppo belga dell'Adni (Alzheimer's Disease Neuroimaging Initiative) ha infatti lavorato sui dati di 400 persone anziane: 114 con funzioni cognitive normali, 200 con leggeri disturbi cognitivi, 102 con Alzheimer. Nel 90% dei malati hanno identificato lo specifico marcatore biologico, presente anche nel 72% delle persone leggermente disturbate e nel 36% dei sani. Nelle riconferme successive, su campioni più ridotti, i ricercatori hanno seguito 57 pazienti con leggeri disturbi cognitivi per 5 anni. E in questo caso il marcatore ha indicato, con un'efficacia del 100%, la sua capacità di predire l'Azheimer. Secondo gli scienziati, quindi, la malattia è già attiva e identificabile molto più precocemente di quanto si immaginasse fino ad oggi: "Il morbo precede i primi sintomi di oltre 10 anni", dicono. Nel mondo, secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, sono 37 milioni le persone colpite da demenza e nella maggioranza dei casi la causa è proprio l'Alzheimer.
Bibliografia: Geert De Meyer et al. Diagnosis-Independent Alzheimer Disease Biomarker Signature in Cognitively Normal Elderly People. Arch Neurol. 2010;67(8):949-956. doi:10.1001/archneurol.2010.179
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Le ricerche pubblicate su Brain Sciences e Cortex utilizzano dati chirurgici e risonanza magnetica per approfondire la localizzazione delle funzioni cerebrali e l’organizzazione delle reti coinvolte nell’attenzione.



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