
Contemporaneamente sono stati studiati i bulbi olfattivi dei partecipanti all'esperimento, una specifica parte del cervello che garantisce l'efficienza del nostro 'naso', utilizzando una risonanza magnetica. Dalle analisi è emerso che le persone depresse hanno bulbi olfattivi del 15% più piccoli rispetto alle persone sane, che sono in grado, dunque, di captare gli odori molto prima rispetto ai malati. Secondo gli esperti, il volume del bulbo olfattivo e la depressione sono due elementi collegati nella neurogenesi, cioé il processo di nascita di nuovi neuroni. Il 'male di vivere', infatti, è noto per inibire questo meccanismo nel cervello, soprattutto a livello dell'ippocampo, e spesso le persone depresse hanno nel sangue livelli minori di una sostanza chimica che promuove la neurogenesi. Insomma, lo studio tedesco apre nuove strade da percorrere anche per curare la depressione: il volume del bulbo olfattivo potrebbe essere usato come 'metro' di misurazione dell'efficacia di una terapia.
Bibliografia: Negoias S et al. Reduced olfactory bulb volume and olfactory sensitivity in patients with acute major depression. Neuroscience. 2010 Aug 11;169(1):415-21.

Secondo l’OMS, metà dei disturbi mentali esordisce prima dei 14 anni e tre quarti entro i 24. All’EPA Regional Meeting di Napoli, prevenzione, diagnosi precoce, nuove terapie e intelligenza artificiale al centro del confronto tra specialisti europei.

Dal chemsex all'ADHD e al disagio adolescenziale, FeDerSerD richiama l'attenzione sui bisogni emergenti. MMG e SerD possono rafforzare diagnosi precoce e continuità delle cure.

Uno studio preliminare presentato al congresso ECNP di Monaco evidenzia, nelle donne trattate con basse dosi di LSD, tempi di reazione più rapidi e meno cali attentivi rispetto al placebo. Negli uomini non sono emersi effetti analoghi.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su JAMA Network Open ha analizzato 19 studi per quasi 16 milioni di partecipanti. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è associato a una maggiore mortalità, mentre l’uso dei farmaci
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