
Infatti prendendo in considerazione i pazienti con frequenza cardiaca >70 bpm il farmaco è risultato efficacie nella riduzione del tasso di infarto fatale e non (-22%) e nel numero delle rivascolarizzazioni miocardiche. É la prima volta che si dimostra che pazienti con aterosclerosi coronarica, disfunzione cardiaca e FC > 70 bpm abbiano una peggiore prognosi ed è interessante osservare che IVABRADINA può ridurre il tasso di infarto di questi pazienti. Studi prospettici saranno necessari per confermare l'ipotesi proposta da questo studio.
Abstract




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