Secondo uno studio italiano, presentato all'Easd (European Association for the Study of Diabetes) di Stoccolma le ossa dei diabeti sono più fragili. Questo può accadere per ragioni diverse, legate in maniera differente ad alcuni medicinali usati per trattare la patologia. In particolare, secondo Matteo Monami dell'Unità di medicina geriatrica dell'Università di Firenze, recenti studi condotti dal suo team mostrano che il trattamento insulinico nei pazienti con diabete di tipo 2 aumenta il rischio di fratture, ma solo perché accresce l'incidenza di episodi di ipoglicemia, esponendo così i pazienti al pericolo di cadute, e quindi di fratture. Insomma, secondo Monami l'insulina non incide direttamente sul metabolismo dell'osso.
Discorso del tutto diverso per i glitazoni, una classe di farmaci anti-diabete. Queste molecole indeboliscono l'osso attraverso un'azione diretta sul suo metabolismo. Inoltre i glitazoni favoriscono anche la morte degli osteoblasti, le cellule che formano l'osso. Alla luce di questi elementi, secondo il ricercatore il rischio fratture deve essere un fattore estremamente importante nel decidere il piano terapeutico dei pazienti con diabete di tipo 2, specie di quelli più anziani. Nella sessione dedicata all'osteoporosi nel meeting di Stoccolma, un'altra ricerca si concentra sul legame ossa-diabete.
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