
Per il presidente dell'ordine dei medici 'non si tratta di depenalizzare le responsabilità dei medici, ma di contestualizzarle diversamente'. Nella stessa direzione indicata da Bianco si è anche espresso il documento finale del congresso ('La carta di Saint-Vincent') formulato dai medici d'urgenza riuniti nella cittadina valdostana. In esso si rivendica 'una ragionevole limitazione della responsabilità penale del sanitario ai soli eventi avversi realizzati con 'colpa grave', accompagnata dall'introduzione di programmi di giustizia riparativa in ambito sanitario e da un riordino delle norme in tema di assicurazione per la responsabilità civile'. 'Ciò consentirebbe - spiegano i sanitari - di spezzare il circolo vizioso che induce molti sanitari, oggi, ad adottare comportamenti di medicina difensiva'. Il 90,5% dei medici di pronto soccorso ha praticato almeno un comportamento di medicina difensiva durante l'ultimo mese di lavoro. Tra questi, il 77,7% ha richiesto esami di laboratorio non necessari; il 72,8% ha inserito annotazioni inutili in cartella clinica; il 67,3% ha richiesto consulenze di altri specialisti non necessarie; il 64,1% ha richiesto esami invasivi inutili ; il 63,3% ha richiesto un ricovero non necessario solo per assecondare le pressioni dei familiari del paziente, secondo i risultati di una ricerca condotta da Maurizio Catino e Chiara Locatelli, dell'Università Milano-Bicocca, in collaborazione con l'Usl della Valle d'Aosta e l'Acemc ( Academy of Emergency Medicine and Care). L'obiettivo della studio era di misurare la frequenza dei comportamenti di medicina difensiva e di comprendere i fattori che inducono i medici dei dipartimenti di emergenza a modificare il proprio comportamento professionale in tale direzione. L'indagine è stata condotta su 1.327 medici di diverse specialità provenienti da tutte le regioni italiane.




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