
Per raggiungere questo obiettivo è necessaria un’integrazione fra strutture universitarie e strutture ospedaliere per evitare la formazione di cardiologi sub‐specialisti fortemente soggetti ad un pressing, talvolta condizionante, da parte di industrie, sia farmaceutiche che elettromedicali. Il rapporto con queste industrie deve essere virtuoso, con al centro l’interesse del paziente. Il ruolo delle Società Scientifiche è anche quello di vigilare affinché non si traggano conclusioni affrettate e non suffragate da sufficiente evidenza, circa procedure, spesso molto invasive, e costose che, alla fine, si dimostrano assolutamente ingiustificate in quella modalità di applicazione, con cardiologi pronti a passare ad un’altra esperienza, altrettanto non validata. Lo sviluppo tecnologico deve essere al servizio della cultura cardiologica, e quella medica in generale, del futuro Cardiologo. Ci si può chiedere: perché non si interviene? Non si interviene perché la spinta mediatica e la pressione delle aziende sono talmente forti che l’intervento di una sola voce, anche se scientificamente valida, non è sufficiente a dare un segnale forte di riferimento per la stragrande maggioranza dei cardiologi di base e della popolazione, sempre attratti da qualsiasi novità terapeutica anche se non validata.




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