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Conservazione tessuto ovarico per donne sottoposte a terapia antitumorale. Istituzione della prima Bio-Banca in un Irccs pubblico

Ginecologia | 04/05/2011 16:40

Preservare la fertilità delle bambine e delle giovani donne che devono sottoporsi a cure anti-cancro. Questo l'obiettivo della Banca del tessuto ovarico, istituita all'interno della Banca del tessuto muscolo scheletrico della Regione Lazio, presentata all'Istituto tumori Regina Elena di Roma. All'appuntamento hanno partecipato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio e il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. La Regione Lazio ha inserito nella programmazione sanitaria la realizzazione della Banca regionale del tessuto muscolo scheletrico (2005) e il Consiglio regionale del Lazio ha approvato all'unanimità la mozione presentata da Francesco Storace e Roberto Buonasorte e sottoscritto da Isabella Rauti, sull'istituzione al Regina Elena della Banca del tessuto ovarico a favore delle pazienti oncologiche, grazie al finanziamento predisposto dal ministero della Salute di circa 400 mila euro.

"Le Banche presenti nei nostri Istituti - spiega Lucio Capurso, direttore generale degli Istituti fisioterapici ospitalieri, di cui fa parte il Regina Elena - sono due realtà di grande rilevanza nel panorama sanitario regionale e nazionale. La Banca del tessuto muscolo scheletrico e' la prima banca pubblica della Regione Lazio, l'unica del Centro-Sud e rimarrà tale in quanto vengono create in base al numero di abitanti e le altre 6 esistenti sono tutte a nord di Firenze. La bio-banca del tessuto ovarico e' la prima istituita in un  Irccs pubblico: pertanto oltre a rispondere alle esigenze cliniche, le nostre banche avranno una importante funzione nel settore della ricerca".La Bio-Banca del tessuto ovarico e' finalizzata a preservare la fertilità attraverso la conservazione di frammenti di tessuto ovarico contenenti gli ovociti, che sono reinnestati nella donna colpita da cancro, dopo la fine dei trattamenti oncologici, permettendogli una ripresa sia della funzione ormonale che riproduttiva. Possono ricorrere alla conservazione del tessuto ovarico le donne con non più di 35 anni, affette da patologie neoplastiche per preservare la fertilità prima di un trattamento oncologico.

Da diversi anni, in letteratura si dibatte per la scelta di una strategia sperimentalmente valida per preservare o restituire la fertilità alle pazienti oncologiche. "Per la donna adulta - spiega Enrico Vizza, direttore della Ginecologia oncologica Ire - affrontare le terapie anticancro con la speranza di poter esaudire il desiderio di maternità, risulta essere un fondamentale supporto psicologico. Alle ragazze in età pre-pubere, colpite da patologie neoplastiche, e' invece d'obbligo offrire, dopo la guarigione, una normale crescita e un normale sviluppo senza minare la possibilità di procreare e costruire una famiglia". "La medicina moderna - aggiunge Fabio Erba, responsabile della Banca del tessuto muscolo scheletrico - nel contempo ha fatto passi da gigante nei trapianti di tessuti: piccoli o grandi frammenti di strutture che consentono oggi a molteplici specialità chirurgiche di evitare pesanti e inutili mutilazioni".

Fonte:Parlamento salute, Osservatorio Istituzioni

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