
Un passo in avanti, quindi, per una popolazione di pazienti che in Italia è in continuo aumento: il cancro alla prostata è il più frequente tra i tumori maschili con un'incidenza del 12% ed ogni anno nel nostro Paese si registrano 43.000 casi con 9.000 decessi: ogni anno sono 23.000 i nuovi casi, il 20% dei quali viene scoperto quando già è allo stadio di metastasi. Il tumore alla prostata è al terzo posto tra le cause più frequenti di morte neoplastica (7460 morti nel 2006) con tassi di mortalità che negli ultimi anni scendono al nord e al centro ma restano stabili al sud: secondo lo studio internazionale Eurocare, dal 1995 al 1999 la sopravvivenza a cinque anni è stata del 57% per Salerno e del 73% per Napoli. Il congresso di Napoli sarà quindi l'occasione per un confronto tra i diversi specialisti che condivideranno le recenti innovazioni che, come il nuovo farmaco, vengono soprattutto dall'estero, segnatamente dagli Usa, anche se la ricerca in Italia procede nonostante i pochi fondi come spiega il presidente del Siuro, ordinario di urologia e direttore della clinica urologica del Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, Giuseppe Martorana: 'La situazione della ricerca in Italia è buona, abbiamo colmato in parte il gap con gli Usa anche se permane una distanza a causa della scarsità di risorse che vengono investite nel settore. Manca una mentalità adatta, perché investire in ricerca in Italia sembra quasi un investimento a perdere mentre è utile e produttivo se mirato'. 'Il cancro alla prostata è la prima patologia neoplastica maschile, superando colon e polmoni dal punto di vista dell'incidenza del tumore', precisa Vittorio Altieri, docente alla facoltà di medicina dell'università di Salerno e primario di endourologia e urologia oncologica del policlinico della Federico II, che affronta il problema della prevenzione: 'Attualmente in Campania non viene svolto uno screening sui maschi di una certa età, tranne a Salerno, perché è in dubbio al momento dal punto di vista scientifico se il costo-beneficio sia favorevole, cioè se lo stato debba investire nel cercare di far emergere i casi che sono subclinici perché il tumore della prostata non è particolarmente aggressivo dal punto di vista biologico, perché è un tumore che clinicamente può essere controllato nel tempo e infatti la Siuro ha promosso un protocollo internazionale che si prefigge di controllare i pazienti attraverso una sorveglianza attiva che in Campania coinvolge attualmente, nella fase iniziale, una ventina di pazienti'.



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