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Inibitori del reuptake della serotonina in gravidanza: aumento rischio malformazioni

Ginecologia

La coorte comprendeva 635.583 neonati, di cui 6.976 (l’1,1%) era stato esposto agli SSRI nel primo trimestre di gravidanza. Nel complesso, le anomalie congenite maggiori non sono risultate più comuni nella prole esposta agli SSRI rispetto ai a quella non esposta (OR aggiustato 1,08; IC al 95% 0,96-1,22). Per quanto riguarda, invece, i singoli SSRI, nelle analisi non aggiustate fluoxetina e paroxetina sono risultate associate a un aumento del rischio di anomalie congenite importanti, ma il rischio non è rimasto statisticamente significativo dopo aggiustamento per i fattori confondenti. Nell’analisi aggiustata per i fattori confondenti, i neonati esposti agli SSRI durante la gestazione sono risultati a maggior rischio di anomalie cardiovascolari, ma non in modo significativo (OR aggiustato 1,40; IC al 95% 1,01 - 1,95). Il quadro cambia, però, quando si considerano i singoli agenti separatamente e difetti specifici. L’esposizione a fluoxetina nei primi mesi di gravidanza, infatti, è risultata associata a un aumento significativo, pari al 40%, del rischio complessivo di anomalie cardiovascolari (OR aggiustato 1,40; % IC al 95% 1,01 - 1,95). Inoltre, l’esposizione a questo SSRI è risultata associata a un aumento del rischio di difetti isolati del setto, perfino eswlcudendo dall’analisi i neonati che hanno dovuto essere ricoverati nei reparti di terapia intensiva neonatale (OR aggiustato 2,47; % IC al 95% 1,50-4,07). Questo dato, scrivono gli autori dello studio, suggerisce l’esitenza di un’associazione reale tra fluoxetina e difetti del setto ventricolare. Invece, un’esposizione nell’utero a paroxetina è risultata associato a un maggior rischio di difetti del tratto di efflusso ventricolare destro, ma ciò si è visto solo in tre casi, con un ampio intervallo di confidenza (OR 4,68; IC 95% 1,48-14,74). Secondo gli autori finlandesi, tuttavia, il fatto che altri due studi (pubblicati nel 2007 sul Nes England Journal of Medicine (Nejm) abbiano trovato un’associazione simile rafforza i loro risultati. Lo studio ha anche messo in luce un’associazione statisticamente significativa tra citalopram e difetti del tubo neurale (OR aggiustato 2,46; IC al 95% CI 1,20-5,07), già evidenziata, peraltro, in due precedenti studi caso-controllo. Inoltre, i diversi disturbi del feto correlati all’esposizione all’alcol, raggruppati sotto il termine ‘spettro dei disordini feto-alcolici’ (Fasd), sono stati quasi 10 volte più comuni nella progenie esposta agli SSRI durante la gestazione che in quella non esposta (OR 9,6; IC al 95% 4,6-20,0). Pertanto, i ricercatori consigliano di porre particolare attenzione al consumo di alcol nelle donne che assumono SSRI in gravidanza. Gli autori sottolineano anche di aver effettuato un gran numero di confronti e quindi la possibilità che alcune associazioni osservate, basate su piccoli numeri potrebbero essere semplicemente frutto del caso.  La Chambers ha commentato i risultati dicendo che "nessuno studio epidemiologico può dimostrare che esiste un rischio, ma in questo caso, se ce n'è uno, sembra essere molto basso". Una parola autorevole, tanto più che l’esperta, assieme ai suoi collaboratori, è stata la prima a lanciare l’allarme circa la possibilità di difetti nei nascituri esposti agli SSRI durante la gestazione, con uno studio pubblicato nel 1996 sul Nejm.  A questo, ne sono seguiti molti altri rapporti sui potenziali rischi degli SSRI assunti in gravidanza. Tra i più recenti, un ampio studio di coorte pubblicato sul British Medical Journal nel settembre 2009, dal quale era emerso un legame tra assunzione degli SSRI nei primi mesi di gravidanza e raddoppio del rischio di malformazioni cardiache del setto nella prole. Anche in questo studio, il rischio variava per i diversi agenti  varia e, di nuovo, il rischio assoluto era piccolo. Nello studio finlandese si legge che la depressione colpisce fino al 20% delle donne incinte e che l'uso di SSRI durante la gravidanza si sta diffondendo sempre di più, anche se per nessuno di questi agenti è stata finora valutata la teratogenicità diretta. I dati attualmente a disposizione su fluoxetina e paroxetina inducono fortemente a sospettare che questi due SSRI provochino un aumento marginale di anomalie congenite cardiovascolari, concludono gli autori, e il loro studio rafforza tale sospetto.

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Bibliografia: M. Heli, et al. Selective Serotonin Reuptake Inhibitors and Risk for Major Congenital Anomalies. Obstet Gynecol. 2011;118:111-120. doi: 10.1097/AOG.0b013e318220edcc

Ginecologia
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