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Piano sanitazione nazionale, via i piccoli ospedali, più potere ai medici di famiglia. Ma lo Snami non ci sta e annuncia proteste

Sanità pubblica

E' questo il modello sanitario che esce dalla lettura del Piano Sanitario Nazionale 2011-2013, approvato, come abbiamo già anticipato, dalla Conferenza Stato-Regioni. Un documento programmatico di oltre 120 pagine che individua "azioni strategiche" e "patologie rilevanti", che elenca le criticita' del sistema attuale e che mette in guardia dalla fuga dei medici: in 17mila lasceranno infatti il Ssn entro il 2015. Ecco i punti salienti del Piano Sanitario.

- ASSISTENZA TERRITORIALE: Garantire la continuita' delle cure tra ospedale e territorio, rafforzando il ruolo dei Medici di medicina Generale. In tal senso la rete assistenziale dovra' avvalersi di posti letto territoriali gestiti dai medici di famiglia e dal personale infermieristico, garantire la possibilita' di una gestione della fase acuta a domicilio mediante un'assistenza domiciliare integrata, avere programmi di ospedalizzazione domiciliare, e poliambulatori specialistici composti da medici di famiglia, specialisti e infermieri.

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- RETE OSPEDALIERA: La ristrutturazione delle rete deve partire dalla riorganizzazione dei sistemi di emergenza-urgenza, promuovendo la diffusione della metodologia del triage ospedaliero, e dalla riconversione dei piccoli ospedali, che hanno "difficolta' oggettive ad acquisire adeguate caratteristiche di complessita'", e per i quali il Piano prevede lo sviluppo di una duplice integrazione, "verso gli ospedali maggiori e verso le funzioni assistenziali distrettuali".

- CRITICITA': Il Piano individua una serie di elementi di criticita' in termini costi/benefici. Si va dall'inappropriatezza di alcune prestazioni, come i ricoveri ospedalieri, alle lunghe liste di attesa, dall'ingiustificato livello di spesa farmaceutica per abitante di alcune Regioni, al livello qualitativo molto differenziato dei servizi sanitari.

- CARENZA MEDICI: 17mila medici lasceranno il Ssn entro il 2015. Considerando il numero medio di laureati per anno accademico e la quota di medici assunti annualmente si dal Ssn, dal 2013 si stima un saldo negativo tra pensionamenti e nuove assunzioni. La forbice tra entrate ed uscite tendera' ad allargarsi negli anni.

 Irricevibile. Così Snami giudica la bozza di proposta che il dicastero della Salute ha inviato nei giorni scorsi alle sigle della medicina di famiglia in vista dell’incontro di lunedì, appuntamento del tavolo per il riordino delle Cure primarie avviato nel maggio scorso dal ministro Fazio. «Con questo documento», spiega il presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani «verrebbe sancita la fine dell’esistenza dello studio medico, del luogo, cioè, in cui si concretizza il rapporto dualistico tra curante e curato. Di fatto, emerge dalla bozza la volontàdi distruggere la medicina di famiglia, che per decenni ha costituito il più valido dei riferimenti istituzionali della sanità pubblica e ha goduto dei più ampi consensi della popolazione». Nel documento del Dicastero spiccano proposte di riforma quali, per esempio, l’aggancio della remunerazione dei medici a una quota procapite ritoccata in base alla complessità della casistica degli assisti. «Ma questo» osserva Testa «sarebbe solo il primo passo per mettere nelle mani dei privati l'assistenza dei pazienti cronici e con patologie più complesse». Altra proposta immediatamente rigettata da Snami è l’adesione obbligatoria dei medici alle Uccp, le Unitàcomplesse di cure primarie introdotte dall’ultima Convenzione. «E’evidente»prosegue Testa «il tentativo di trasformare i Mmg in dipendenti, mantenendo però tutti gli oneri di un rapporto convenzionale. Per questo la bozza di progetto è irricevibile, nel merito e nel metodo: il Governo ha l'aria di voler fare tutto velocemente e la fretta, si sa, è cattiva consigliera». Lo Snami, dunque, non solo rispedisce al mittente il documento, ma preannuncia anche iniziative sindacali: «Intendiamo informare i cittadini e medici, denunciando chi vuole distruggere l'assistenza sanitaria nel territorio e sottolineando le complicità di chi, nel tempo, ha contribuito a portare la medicina di famiglia sull'orlo del baratro».

Sanità pubblica
Commenti
AA
Antonio Accardi
il ministro mesi fa aveva proposto l'mmg in farmacia, poi chiaramente è dovuto tornare sui suoi passi, ha mai spiegato questa sbandata? dati i vari dietro front della classe politicaadesso viene il dubbio che si tratti tutto con superficialità. Dunque essi prima dovrebbero esporre un chiaro piano di soluzione all' improvvisazione e poi fare le riforme, pena il passaggio dalla padella ...
Rispondi
27/09/2011 14:29
MM
Maria Giuseppina Martella
sono costernata è morto il buon senso e la capacità di intndere e di volere.Chi sarebbero gli autori di tale blaterare.Tutto perchè sono riusciti ....a capire che tutto ciò che si chiede ai medici di famiglia è gratis.
Rispondi
26/09/2011 21:15
AR
Antonio Romeo Riboldi
come possono realizzare TUTTO CIO SENZA MEZZI -PERSONALE .STRUTTURE E SEMPLICEMENTE PAZZESCO- SI RITORNA ALLE SOLITE COPP UTAP ECT POSTI LETTI SUL TERRITORIO -ASSISTENZA DEL POST ACUTO -CON COSA -COME PUO ESSERE POSSIBILE PASSARE DA TERAPIE INTENSIVE AD UN INFERMIERA AD ORE B ADANTI : UNA BORSA DA MEDICO BEN FORNITA E POI ??????????????
Rispondi
26/09/2011 19:31

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