
Il Pnrr ha finanziato la costruzione della nuova sanità territoriale. Ma chi pagherà dal 2027 personale, servizi e funzionamento quotidiano di Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali operative territoriali? A porre la questione sono le Regioni, che da tempo chiedono risorse stabili per evitare che alla realizzazione delle strutture non corrisponda la loro piena operatività.
Il problema emerge dal documento presentato nei giorni scorsi dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nell'ambito dell'indagine conoscitiva parlamentare sull'attuazione dei Livelli essenziali di assistenza. Con l'avvicinarsi della conclusione della Missione 6 si chiude infatti la fase degli investimenti straordinari, mentre si apre quella della gestione ordinaria. Ed è proprio qui che, secondo le Regioni, si pone il problema della sostenibilità.
Costruire le strutture non basta
La Missione 6 Salute dispone complessivamente di 20,9 miliardi di euro e ha finanziato, tra gli altri interventi, la realizzazione della nuova rete territoriale. I target comprendono 1.038 Case della Comunità, 307 Ospedali di Comunità e 480 Centrali operative territoriali.
A fine 2026, osservano le Regioni, il Servizio sanitario sarà nelle condizioni di completare l'attivazione delle nuove strutture finanziate dal Piano e di implementare i servizi progressivamente sviluppati negli ultimi anni.
Ma realizzare una Casa della Comunità non equivale a farla funzionare.
"Dal prossimo anno, saranno necessarie le risorse per attivare e portare a regime la gestione delle nuove strutture", si legge nel documento. Il riferimento riguarda Case della Comunità, Ospedali di Comunità e COT, ma anche la necessità di implementare e stabilizzare il maggiore livello di assistenza domiciliare raggiunto durante gli anni del Pnrr.
Serviranno risorse per beni e servizi e, soprattutto, per il personale dipendente e convenzionato necessario a rendere effettivamente operative le strutture. Il documento indica proprio nella disponibilità di professionisti una delle condizioni indispensabili per garantire i Lea territoriali e far funzionare la nuova rete.
Assistenza domiciliare, i fondi straordinari sono finiti
Il problema è già evidente nell'assistenza domiciliare agli anziani. Tra il 2022 e il 2025 il Pnrr ha destinato circa 3 miliardi di euro al potenziamento dell'ADI. Nell'ultimo anno il finanziamento è stato pari a 1,18 miliardi e ha consentito alle Regioni di finanziare interventi domiciliari dei medici di medicina generale, assumere personale, acquistare prestazioni dagli erogatori accreditati e sostenere beni e servizi necessari alle cure a casa.
Quel programma si è però concluso alla fine del 2025. Per il 2026 rimangono circa 250 milioni di risorse residue e, scrivono le Regioni, "non è stata assicurata continuità di finanziamenti per il futuro".
Il risultato ottenuto non è marginale. Nel 2025 tutte le Regioni sono riuscite a raggiungere lo standard nazionale di assistenza domiciliare per almeno il 10% della popolazione con più di 65 anni. Ora il problema diventa mantenere quel livello quando viene meno il finanziamento straordinario che ne ha consentito l'espansione.
Il personale resta il punto più difficile
La sostenibilità del dopo Pnrr incrocia inoltre una delle maggiori difficoltà strutturali del Ssn: trovare e finanziare i professionisti necessari. Le Regioni ricordano che il superamento dei tetti di spesa per il personale previsto dal decreto Liste d'attesa non ha ancora trovato piena attuazione e chiedono un piano straordinario di assunzioni.
Il problema riguarda direttamente la sanità territoriale. Senza medici, infermieri e altri professionisti le strutture finanziate dal Pnrr rischiano di esistere fisicamente senza poter garantire tutti i servizi per i quali sono state progettate.
Lo stesso documento sottolinea che la principale criticità non riguarda più soltanto la realizzazione materiale delle strutture, ma la loro capacità di operare come presidi integrati, accessibili e continuativi.
Una riforma del Ssn mentre si cercano le risorse
La richiesta arriva mentre in Parlamento è in discussione il disegno di legge delega del Governo per la riorganizzazione dell'assistenza territoriale e ospedaliera e la revisione del modello organizzativo del Ssn. Il provvedimento interviene proprio sull'integrazione tra ospedale e territorio, sulle reti assistenziali, sulla non autosufficienza, sulle cure palliative, sulla salute mentale e sull'organizzazione della medicina generale.
Sul piano finanziario il disegno di legge prevede 30 milioni nel 2026 per le nuove strutture ospedaliere di terzo livello. Per alcune misure che potranno produrre nuovi o maggiori oneri, la quantificazione delle risorse e delle relative coperture viene invece rinviata ai successivi decreti legislativi.
È quindi proprio la disponibilità delle risorse a diventare uno dei passaggi decisivi della riforma.
Le Regioni chiedono che la programmazione sanitaria possa contare su un quadro finanziario nazionale "certo e pluriennale". Perché terminata la stagione degli investimenti del Pnrr, la domanda non sarà più quante Case e Ospedali di Comunità siano stati realizzati. Sarà quanti di questi riusciranno davvero a funzionare e con quali risorse.




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