
C'è l'inchiesta sui presunti falsi certificati di non idoneità al trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio. E c'è una questione diversa, che quell'inchiesta ha riportato in primo piano: che cosa deve valutare esattamente un medico quando certifica che una persona può essere trattenuta in un CPR?
La risposta non può esaurirsi nella presenza o assenza di una malattia. L'idoneità è per sua natura una valutazione di compatibilità. Significa mettere in relazione le condizioni fisiche e psichiche della persona con il luogo nel quale sarà trattenuta, con l'assistenza disponibile e con la possibilità di proseguire terapie o affrontare eventuali aggravamenti.
È su questo terreno che la posizione del medico diventa particolarmente delicata. Non decide chi debba essere trattenuto né applica la politica migratoria. Ma gli viene chiesto di certificare che quel trattenimento sia compatibile con la salute della persona.
Le condizioni dei Cpr entrano nella valutazione sanitaria
Il problema assume un peso ancora maggiore considerando le condizioni documentate all'interno di alcuni Centri italiani.
Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa, dopo una visita nei Cpr di Milano, Gradisca, Potenza e Roma, ha segnalato diverse criticità. Tra queste, accuse di maltrattamenti fisici e uso eccessivo della forza, carenze nel monitoraggio degli interventi e nella registrazione delle lesioni e, nel Centro di Potenza, la somministrazione diffusa di psicofarmaci non prescritti diluiti nell'acqua.
Non significa che tutti i Cpr presentino le stesse condizioni né che qualsiasi trattenimento sia incompatibile con la salute. Significa però che il contesto nel quale una persona viene collocata non può essere considerato clinicamente neutro.
Una patologia cronica controllata può diventare problematica se non è garantita continuità assistenziale. Una vulnerabilità psichica può assumere un significato diverso in un ambiente caratterizzato dalla privazione della libertà. La disponibilità effettiva di assistenza sanitaria diventa quindi parte della valutazione, non un elemento estraneo ad essa.
Il confine tra certificazione clinica e decisione amministrativa
Cosmo De Matteis, dell'Associazione Asmev Calabria, esprime solidarietà ai medici coinvolti nell'inchiesta e ricorda che le visite servono proprio a verificare l'esistenza di condizioni incompatibili con il trattenimento, comprese patologie croniche e disturbi psicologici o psichiatrici che non potrebbero essere adeguatamente assistiti all'interno del Centro.
"I medici hanno il dovere etico e giuridico di agire in scienza e coscienza, con l'unico obiettivo della tutela della vita e della salute", afferma De Matteis.
È un principio che non risolve però la difficoltà della posizione nella quale il professionista viene collocato. Certificare l'idoneità significa produrre un atto sanitario dal quale può dipendere anche la concreta possibilità di privare una persona della libertà.
Per questo occorre distinguere nettamente i piani. Se un medico attesta consapevolmente una patologia inesistente, non siamo più nel campo della discrezionalità clinica e spetta alla magistratura accertare eventuali responsabilità. Ma una valutazione negativa motivata dalle condizioni reali del paziente e dalla loro incompatibilità con il trattenimento appartiene all'esercizio della professione.
Il rischio di trasformare il medico in un certificatore
Nei giorni scorsi anche il presidente della Fnomceo Filippo Anelli aveva richiamato autonomia e indipendenza professionale, chiedendo allo stesso tempo che venissero approfondite le condizioni sanitarie dei Cpr.
È un passaggio essenziale. Chiedere al medico di valutare l'idoneità senza consentirgli di considerare le condizioni nelle quali quella persona sarà trattenuta rischierebbe di svuotare la certificazione del suo significato clinico.
Il professionista non può stabilire se un Cpr debba esistere, né decidere chi debba esservi trasferito. Non può neppure sostituire una propria valutazione politica a quella sanitaria. Ma vale anche il contrario: non può essere ridotto al terminale sanitario di una decisione amministrativa già assunta, chiamato soltanto a ratificarla.
L'inchiesta sui certificati farà il suo corso e dovrà stabilire se siano stati commessi falsi. La questione che rimane, indipendentemente dagli esiti giudiziari, riguarda invece tutti i medici chiamati a queste valutazioni: per certificare che una persona è compatibile con un luogo di trattenimento bisogna poter valutare anche quel luogo.




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