
Se saranno accertati certificati falsi, i medici coinvolti dovranno risponderne davanti alla legge e all'Ordine professionale. Ma l'inchiesta della Procura di Ravenna sulle certificazioni di non idoneità al trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri non può cancellare un'altra questione: quali effetti possono produrre le condizioni dei Cpr sulla salute fisica e psichica delle persone che vi vengono trattenute?
A porre il problema è il presidente della Fnomceo Filippo Anelli, intervenuto a Bari sui recenti sviluppi dell'indagine.
"Se i colleghi hanno redatto certificati falsi saranno sanzionati oltre che dalla legge dello Stato anche dall'Ordine, in base al Codice deontologico", ha affermato Anelli. Una premessa alla quale il presidente della Federazione aggiunge però un secondo piano di discussione: "Mi sembra singolare che non si possa aprire un dibattito pubblico sull'idoneità dei Centri di permanenza per i rimpatri, che molte organizzazioni hanno definito come 'patogeni'".
L'inchiesta e la necessità di non anticipare le responsabilità
L'indagine della Procura di Ravenna riguarda l'ipotesi che siano stati redatti certificati non veritieri di incompatibilità con la permanenza nei Cpr, utilizzati per evitare il trasferimento di cittadini stranieri nei Centri.
Gli accertamenti si sono progressivamente estesi e nei giorni scorsi hanno portato a perquisizioni nei confronti di numerosi professionisti in diverse città italiane. Si tratta di un'inchiesta ancora in corso e le posizioni dei medici interessati sono differenti. Gli atti investigativi non equivalgono all'accertamento di una responsabilità, che dovrà eventualmente avvenire nelle sedi giudiziarie competenti.
È su questo terreno che la Fnomceo mantiene una posizione netta: se verrà dimostrato che un medico ha attestato consapevolmente circostanze false, alla responsabilità prevista dall'ordinamento potrà affiancarsi quella deontologica. Ma il tema della veridicità delle singole certificazioni non esaurisce quello dell'idoneità sanitaria al trattenimento.
Cpr "patogeni": cosa dicono i controlli sulle strutture
Le condizioni dei Centri sono da tempo oggetto di verifiche da parte di organismi nazionali e internazionali. Nel 2024 il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d'Europa ha visitato i Cpr di Milano, Gradisca d'Isonzo, Potenza e Roma.
Il Comitato ha rilevato criticità che riguardano direttamente anche la salute delle persone trattenute: restrizioni di sicurezza giudicate sproporzionate, scarsità di attività durante la permanenza, problemi nell'accesso all'assistenza psicologica e sanitaria e carenze nella registrazione e nella valutazione delle lesioni. Nel Cpr di Potenza il CPT ha inoltre segnalato la pratica della somministrazione di psicofarmaci non prescritti diluiti nell'acqua.
Il Comitato ha collegato l'elevato numero di eventi critici e di episodi di violenza osservati nei Centri anche alle restrizioni, alla mancanza di una valutazione individuale del rischio e all'assenza di attività per le persone trattenute. Anche il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ha continuato a effettuare visite nei Cpr, pubblicando nel 2026 rapporti sulle strutture di Milano, Gradisca d'Isonzo e Gjadër.
L'idoneità non riguarda soltanto la patologia di partenza
È proprio la valutazione medica dell'idoneità al trattenimento a rappresentare uno degli aspetti più delicati. Una persona può presentare patologie fisiche o condizioni di vulnerabilità psichica sulle quali le caratteristiche dell'ambiente di permanenza possono avere conseguenze rilevanti.
Il CPT ha affrontato esplicitamente anche questo problema. Dopo la visita del 2024 ha raccomandato di rivedere l'attuale sistema di certificazione dell'idoneità al trattenimento nei Cpr, indicando la necessità che la valutazione coinvolga medici con esperienza e conoscenza specifica delle condizioni di vita proprie di un sistema di custodia detentiva.
Il punto diventa quindi più ampio della semplice presenza o assenza di una diagnosi. Valutare l'idoneità significa considerare anche se le condizioni della persona siano compatibili con quelle nelle quali concretamente si svolgerà il trattenimento.
Questo non determina automaticamente l'inidoneità di chi presenta una fragilità né consente, naturalmente, di attestare condizioni cliniche inesistenti. Introduce però un elemento che rende la certificazione un atto medico da fondare sulla valutazione individuale del paziente e sul contesto nel quale verrà inserito.
Anelli chiede di estendere l'indagine parlamentare ai Cpr
È su questo secondo piano che interviene la richiesta della Fnomceo. Anelli ha chiesto di estendere ai Centri di permanenza per i rimpatri l'indagine conoscitiva sulle condizioni del sistema penitenziario avviata dalla Commissione Giustizia della Camera.
"La tutela della salute non conosce confini né distinzioni e deve essere garantita a ogni persona", ha affermato il presidente Fnomceo, sottolineando che questa responsabilità diventa ancora più rilevante quando la persona è affidata allo Stato e non può provvedere autonomamente alle proprie necessità sanitarie.
L'accertamento di eventuali falsità nelle certificazioni e la valutazione delle condizioni sanitarie dei Cpr restano dunque due questioni distinte. La prima riguarda la responsabilità dei singoli professionisti e spetta alla magistratura accertarla. La seconda riguarda le caratteristiche delle strutture e il loro possibile impatto sulla salute delle persone trattenute. Ed è su questo terreno che la Fnomceo chiede ora di aprire un confronto pubblico.




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.