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CPR: tolta ai medici l'ultima parola sull'idoneità al trattenimento

Con la direttiva Piantedosi non è più vincolante il parere sanitario sull'accesso ai CPR. La FNOMCeO approva la distinzione dei ruoli, ma chiede garanzie sulle cure.
CPR: tolta ai medici l'ultima parola sull'idoneità al trattenimento
Istituzioni

Il medico continuerà a visitare i migranti prima dell'ingresso nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), ma il suo giudizio negativo non sarà più vincolante per impedirne il trattenimento. È la novità introdotta dalla direttiva annunciata dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che modifica il rapporto tra valutazione sanitaria e decisione amministrativa. La FNOMCeO accoglie favorevolmente il principio della separazione delle competenze, chiedendo però che siano salvaguardate l'autonomia clinica e l'effettiva tutela della salute.

La nuova disciplina interviene sulle disposizioni adottate nel 2022 dall'allora ministra dell'Interno Luciana Lamorgese. In precedenza, la visita medica preliminare aveva lo scopo di accertare l'assenza di patologie evidenti incompatibili con l'ingresso e la permanenza nella struttura. Secondo quanto comunicato dal Viminale, la valutazione dovrà ora concentrarsi sull'individuazione delle condizioni fisiche o psichiche che richiedano specifici interventi assistenziali durante il trattenimento.

La direttiva: il giudizio sanitario non determina più l'accesso

"I migranti irregolari continueranno a essere visitati dai medici delle aziende sanitarie locali, ma un eventuale parere negativo non sarà più vincolante per evitare il loro trattenimento nei centri", ha spiegato Piantedosi in un messaggio pubblicato su X. Il ministro ha precisato che le persone trattenute saranno prese in carico dal personale medico operante all'interno dei CPR, che valuterà gli approfondimenti necessari, anche avvalendosi dell'azienda sanitaria territorialmente competente. L'obiettivo dichiarato è garantire l'assistenza sanitaria senza attribuire al giudizio preliminare del medico un effetto automaticamente impeditivo della decisione amministrativa.

Il cambiamento emerge anche dal confronto tra le formulazioni delle due direttive. Le disposizioni del 2022 prevedevano una visita finalizzata ad "accertare l'assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l'ingresso e la permanenza del medesimo nella struttura". La nuova impostazione, secondo le parole riportate dal ministro, punta invece a identificare le condizioni di salute, fisiche o psichiche, "che comportino eventuali bisogni di assistenza da assicurare a cura del gestore del centro per il rimpatrio o dell'Azienda sanitaria territorialmente competente". Il passaggio è sostanziale: la valutazione clinica resta prevista, ma il suo esito negativo non determina più automaticamente l'impossibilità del trattenimento. La gestione delle condizioni sanitarie viene ricondotta alla presa in carico assistenziale, anche all'interno della struttura.

L'inchiesta sui certificati e le motivazioni del Viminale

L'intervento arriva nel contesto dell'inchiesta avviata a Ravenna, che coinvolge alcuni medici accusati di avere falsificato certificazioni sanitarie per evitare il trasferimento di migranti nei CPR. Le indagini sono ancora in corso e si sono estese ad altre città, nell'ipotesi investigativa dell'esistenza di un'organizzazione finalizzata a ostacolare i trattenimenti attraverso giudizi di non idoneità.

Il 13 ottobre la Corte di Cassazione ha annullato le misure interdittive disposte nei confronti di tre indagate. Secondo quanto riferito dall'ANSA, al momento dell'annuncio della direttiva erano ancora attese le motivazioni della decisione. Le contestazioni restano dunque ipotesi investigative, che non possono essere considerate accertamenti definitivi di responsabilità. Piantedosi ha collegato la modifica alla necessità di evitare che valutazioni influenzate da pregiudizi ideologici ostacolino le procedure di rimpatrio. La direttiva mira così a distinguere il momento dell'accertamento sanitario da quello della decisione amministrativa sull'accesso ai centri.

La FNOMCeO: separare le competenze senza limitare l'autonomia clinica

La Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri esprime una valutazione positiva sul principio alla base del provvedimento. "Consideriamo positivo il principio di distinguere l'attività del medico dalle decisioni amministrative sull'accesso ai CPR. La finalità dell'atto medico è la tutela della salute e la cura della persona, senza discriminazioni e nel pieno rispetto dell'autonomia del giudizio clinico", ha dichiarato all'ANSA Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO.

La posizione della Federazione introduce una distinzione: il medico non deve assumere decisioni di natura amministrativa, ma deve conservare la piena autonomia nella valutazione delle condizioni di salute della persona. Il venir meno del carattere vincolante del parere rispetto al trattenimento non può quindi tradursi in una limitazione della libertà di giudizio clinico. Anelli ha precisato che la FNOMCeO è ancora in attesa di conoscere ufficialmente il testo del provvedimento. La portata operativa della direttiva dovrà pertanto essere valutata anche alla luce delle disposizioni definitive e delle modalità con cui saranno recepite dalle strutture sanitarie e dai CPR.

Assistenza sanitaria nei CPR: le condizioni poste dai medici

Per la FNOMCeO, il nuovo assetto deve essere accompagnato da garanzie concrete sulla possibilità di assistere e curare le persone trattenute.

"I medici devono essere messi nelle condizioni di poter non solo visitare, ma soprattutto curare. Devono poter contare su consulenze specialistiche, personale sanitario e strumenti diagnostici adeguati per valutare con appropriatezza lo stato di salute della persona e avviare le cure necessarie", ha sottolineato Anelli. La Federazione chiede una rete assistenziale effettiva, integrata con il Servizio sanitario nazionale, che assicuri tempestività e continuità delle cure, anche all'esterno dei centri quando necessario. Particolare attenzione viene richiesta per la salute mentale e per le persone più vulnerabili, le cui condizioni possono richiedere percorsi diagnostici e assistenziali complessi.

Un altro punto riguarda le condizioni di permanenza. Secondo Anelli, il medico deve poter valutare e segnalare ogni rischio per la salute, compresi quelli derivanti dall'ambiente e dalle modalità del trattenimento. La tutela sanitaria non si esaurisce quindi nell'individuazione di patologie preesistenti, ma comprende anche i possibili effetti delle condizioni di vita all'interno dei CPR. Il presidente della FNOMCeO ha richiamato infine l'articolo 32 della Costituzione, che riconosce la salute come diritto fondamentale dell'individuo, sottolineando che il rispetto dell'autonomia professionale e l'accesso effettivo alle cure devono procedere insieme.

Il punto criticodella nuova direttiva sarà dunque il rapporto tra la decisione amministrativa, che non dipenderà più in modo vincolante dal parere sanitario preliminare, e la responsabilità clinica di individuare, documentare e affrontare i rischi per la salute. Un equilibrio che richiederà di verificare non soltanto il testo del provvedimento, ma anche le risorse assistenziali effettivamente disponibili nei centri.

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