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Sanità, le Regioni: i costi corrono più dei fondi, cure a rischio

Allarme unanime dei governatori: l'aumento del Fondo sanitario non copre i costi crescenti. A rischio la capacità delle Regioni di garantire i LEA.
Sanità, le Regioni: i costi corrono più dei fondi, cure a rischio
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Il Fondo sanitario nazionale continua a crescere, ma le risorse aggiuntive rischiano di non essere sufficienti a garantire i livelli essenziali di assistenza (LEA). L'allarme arriva dalla Conferenza delle Regioni, che ha espresso all'unanimità una valutazione critica della manovra 2027 e chiesto al Governo un intervento correttivo durante l'iter parlamentare. Il problema, secondo i governatori, non è la diminuzione dei finanziamenti, ma il divario crescente tra gli stanziamenti e i costi effettivi necessari per assicurare le prestazioni sanitarie.

La posizione è stata formalizzata al termine di una seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni, che ha riconosciuto l'incremento del Fondo sanitario a 146,3 miliardi di euro nel 2027, ma ha giudicato insufficienti le risorse per fronteggiare l'inflazione, i maggiori oneri derivanti dai rinnovi contrattuali e l'aumento dei costi energetici. Una situazione che, secondo le amministrazioni regionali, potrebbe tradursi in nuove difficoltà finanziarie per i servizi sanitari.

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Il Fondo cresce, ma non abbastanza per coprire le spese

"Nessuno intende disconoscere la realtà: i fondi per la sanità sono aumentati in questi anni di Governo Meloni. Il problema, semmai, è che la spesa corre più del finanziamento e con questa manovra di bilancio rischiamo di non riuscire più a garantire la copertura dei Lea", ha dichiarato Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni.

Il nodo riguarda la differenza tra l'incremento nominale delle risorse e la capacità effettiva di finanziare l'assistenza. Secondo le Regioni, l'aumento del Fondo non compensa la crescita delle spese necessarie per mantenere i servizi, sostenere il personale e far fronte agli obblighi contrattuali.

I governatori avevano richiesto 6,5 miliardi di euro aggiuntivi, mentre la manovra ne prevede 2,4, ai quali si aggiunge un miliardo già stanziato con la precedente legge di bilancio. La distanza tra le risorse richieste e quelle previste è considerata dalle amministrazioni regionali un fattore di rischio per la sostenibilità del sistema.

Personale, contratti e costi sanitari: le criticità delle Regioni

Le difficoltà riguardano in particolare la copertura delle spese correnti, sulle quali incidono l'inflazione, i rinnovi contrattuali e l'aumento dei costi di funzionamento delle strutture. Secondo le stime riportate dalle Regioni, per compensare gli effetti dell'inflazione erano stati richiesti 3,48 miliardi di euro, a fronte di 138 milioni previsti dal Governo per questa voce.

Le prime valutazioni territoriali mostrano l'entità delle difficoltà denunciate. In Veneto, rispetto ai 552 milioni che la Regione avrebbe ricevuto qualora fosse stata accolta integralmente la richiesta di finanziamento aggiuntivo, la quota stimata sulla base delle risorse stanziate è di 204 milioni, con una differenza di circa 348 milioni.

In Toscana, a fronte di un incremento del Fondo sanitario di circa 200 milioni, l'amministrazione regionale stima ulteriori aumenti dei costi non coperti per circa 600 milioni. Si tratta di valutazioni regionali sul fabbisogno finanziario, non di tagli nominali già disposti alle rispettive assegnazioni.

"Le Regioni già sono in difficoltà per i servizi che stanno assicurando con risorse proprie nel 2026 e, per il futuro, con l'effetto dell'inflazione e con l'impennata dei costi, abbiamo di fronte uno scenario a debito", ha avvertito Fedriga.

Risorse vincolate, solo una parte disponibile per i servizi

Un ulteriore problema sollevato dai governatori riguarda la destinazione delle risorse aggiuntive. Una quota consistente dei finanziamenti è infatti vincolata a interventi specifici previsti dalla manovra, riducendo i margini delle Regioni per affrontare l'aumento delle spese già sostenute dai servizi sanitari.

Secondo Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, delle risorse stanziate soltanto 800 milioni sarebbero liberamente disponibili, mentre la parte restante risulterebbe destinata a nuove spese individuate dalla legge di bilancio.

Tra gli interventi vincolati figurano 100 milioni per l'Alzheimer, 136 milioni per gli anziani non autosufficienti e 380 milioni per il personale dei pronto soccorso, oltre alle risorse destinate ai farmaci innovativi. Si tratta di finanziamenti per attività sanitarie rilevanti, che tuttavia non possono essere utilizzati liberamente per compensare gli altri aumenti di costo.

Per l'Emilia-Romagna, secondo la valutazione del presidente regionale, la quota effettivamente disponibile per affrontare anche gli effetti dell'inflazione sarebbe di poco superiore a 62 milioni di euro.

La richiesta al Governo: più fondi e maggiore flessibilità

La Conferenza delle Regioni chiede che durante l'esame parlamentare della legge di bilancio venga introdotto un correttivo per destinare al Fondo sanitario ulteriori risorse disponibili.

"Occorre che sia veicolato su questo capitolo ogni eventuale risorsa si renda disponibile. La salute è un diritto inviolabile e il servizio pubblico merita di essere sostenuto in modo incondizionato", ha affermato Fedriga.

Accanto all'aumento dei finanziamenti, nel confronto tra i governatori è emersa la proposta di ridurre i vincoli di destinazione delle risorse, così da consentire alle amministrazioni regionali una maggiore flessibilità nella gestione dei costi sanitari.

De Pascale ha inoltre avanzato l'ipotesi di eliminare il voucher sanitario da 300 euro destinato agli over 75 con pensioni fino a 28mila euro annui, trasferendo al finanziamento della sanità pubblica lo stanziamento previsto di 1,6 miliardi. La proposta, sulla quale potrebbero convergere altri governatori, non risulta tuttavia parte della richiesta formalmente condivisa all'unanimità dalla Conferenza.

Il rischio per i livelli essenziali di assistenza

La preoccupazione espressa dalle Regioni riguarda soprattutto la capacità di mantenere nel tempo l'offerta assistenziale a fronte di costi crescenti. Il rischio segnalato non è quello di una riduzione del Fondo sanitario, ma che le risorse disponibili risultino insufficienti a sostenere tutte le prestazioni e gli obblighi di spesa del sistema.

Per le strutture sanitarie e i professionisti, la questione coinvolge la sostenibilità economica dei servizi, la gestione del personale e la possibilità di garantire i LEA senza ulteriori squilibri nei bilanci regionali.

La Conferenza delle Regioni ha quindi chiesto al Governo di intervenire durante l'iter della manovra, riconoscendo l'aumento dei finanziamenti ma sottolineando la necessità di commisurarli alla crescita effettiva della spesa sanitaria. Il confronto si sposta ora sul Parlamento, dove sarà possibile verificare se le richieste dei governatori si tradurranno in modifiche agli stanziamenti e ai vincoli di utilizzo delle risorse.

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